Solennità della Madre di Dio - 1 gennaio 2009
Il nuovo anno si apre con le tue lodi, o Madre del Principe della pace. Il tuo sguardo si china con la Chiesa sui piccoli e i poveri, eredi del regno.
1. Incomincia un nuovo anno, carissimi fratelli e sorelle, e noi celebriamo la fedeltà di Dio che entra nella storia umana e che, attraverso il fluire del tempo, ci testimonia la sua presenza di padre amorevole, di principe della pace, pur nelle evidenti contraddizioni del nostro tempo.
E oggi vogliamo brevemente volgere lo sguardo su questo nostro tempo, memori delle parole che il Santo Padre ci ha rivolto nel giorno di Natale e del messaggio per la Giornata Mondiale per la Pace.
2. «Il Signore faccia risplendere su di te il suo volto e ti conceda pace».
Abbiamo ascoltato queste parole nella prima lettura; parole di benedizione che il Signore rivolge a noi oggi, a ciascuno e a tutti. Il suo volto rifulge dal giorno di Natale, dalla grotta di Betlemme; è luce per quanti lo accolgono.
Benedetto XVI ha sottolineato che «in questo nostro mondo con le sue potenzialità e le sue debolezze, i suoi progressi e le sue crisi, con le sue speranze e le sue angosce, oggi rifulge la luce di Gesù Cristo» (Benedetto XVI, Messaggio di Natale, 2008).
Questa luce del Natale rifulge ancora in questo giorno, il primo del nuovo anno, dedicato alla Madre di Dio. È attraverso di lei, infatti, che ci viene donato il Salvatore; grazie al suo sì l’umanità è benedetta, è visitata dalla presenza di Dio nella storia.
3. Noi celebriamo oggi la sua maternità divina e grazie a lei celebriamo il dono della vita e della pace.
Infatti, fin dai primi istanti, Maria non tiene il Figlio per sé, ma lo dona con un gesto pieno di tenerezza: «lo avvolse in fasce e lo depose nella mangiatoia».
Con questo gesto, Maria anticipa ciò che sarà chiamata a fare per tutta la vita: dare il proprio Figlio, offrirlo all’umanità affamata e assetata d’amore e di salvezza. Così Gesù viene trovato dai pastori, da noi oggi.
Nel silenzio della grotta, pieno di fascino e di attesa, noi ripercorriamo l’anno trascorso. Guardiamo ancora le numerose sofferenze di tanti popoli, del nostro popolo; vediamo ancora quanti tra noi vivono disagi, difficoltà, dolori, povertà e ci apriamo al futuro con speranza.
4. Tutti siamo oggi richiamati alla novità di Dio, ad aprirci alla conversione del cuore di fronte al Bambino della grotta, alla sua bellezza.
La speranza di cui Gesù è portatore non è per un mondo ideale, per un altro mondo immaginario, ma per il nostro mondo concreto, con le sue contraddizioni e le sue divisioni, che nascono dalla mancanza di solidarietà.
La crisi del nostro tempo è, in larga misura, provocata dall’egoismo. E non se ne esce innescando altri dinamismi egoistici.
Piuttosto, la via da praticare è quella della solidarietà a cui ci richiama il Santo Padre: «Se ciascuno pensa ai propri interessi, il mondo non può andare che in rovina».
Dobbiamo fare ciascuno la propria parte, dobbiamo tenerci stretti in una solidarietà vera, che non consiste in fatti isolati di intervento solidaristico, ma in un’autentica conversione del cuore e quindi, di mentalità.
La solidarietà non è un’optional, non è una “buona azione” da fare in momenti speciali, ma è un atteggiamento da acquisire, da suscitare, da promuovere, da amare! Le varie soluzioni, le varie scelte che a vari livelli si adotteranno dovranno essere segnate dalla solidarietà.
E questo si realizza se allarghiamo i nostri orizzonti ristretti, verso gli interessi di tutti, verso un bene che sia veramente comune.
Se non facciamo la nostra parte, andremo tutti a fondo. Nella crisi dunque non ci si lamenta, ma si rinsaldano le energie, si guardano le risorse per utilizzarle al meglio, si diventa creativi nel bene.
Questo pensiero trova la sua concretezza nel nostro modo di agire, di pensare, di condividere o di accaparrare, nel vivere quotidiano.
Davanti alla povertà dilagante nel mondo occorre una solidarietà globale. La globalizzazione infatti, se elimina certe barriere, ne costruisce altre più sottili: avvicina i popoli, ma i problemi sono distanti e i poveri sempre più emarginati.
La conoscenza dei fenomeni e degli avve-nimenti di per sé si sta rivelando non un fattore che accresce la comunione tra i popoli, ma la paura, il timore, l’incertezza, la precarietà.
La lotta contro la povertà richiede uno sforzo e un impegno non solo economico, ma a tutto campo. Occorre riflettere, pensare e agire.
5. Torniamo dunque al brano evangelico e cogliamo con sorpresa che i pastori, nella loro semplicità, ci sono maestri di vita. Avvolti dalla luce e coinvolti dall’annuncio angelico, si muovono con sollecitudine per andare a vedere ciò che è stato loro rivelato.
Lasciano il gregge, il loro patrimonio e, nella notte, vanno a cercare il segno del Bambino e, trovatolo, pieni di stupore, Lo adorano e corrono ad annunciare ad altri questa Buona Notizia.
Non c’è nulla di statico nelle loro figure, non sono pigri né indolenti, ma energici e attivi. La loro povertà è una ricchezza, la loro emarginazione una risorsa, la loro ignoranza diventa conoscenza del Bene.
La pace annunciata dagli angeli e nella quale sono coinvolti i pastori è la capacità di andare in profondità, al di là delle apparenze, di vivere rapporti di fraternità, di accompagnare singoli e famiglie nella lotta per la giustizia, nel rischio della verità, in percorsi di autentico sviluppo umano e cristiano.
6. La Madre di Dio che silenziosamente conserva nel cuore tutte queste parole e fatti descritti nel Vangelo, avvolga con il suo manto la nostra Diocesi, le nostre città, le nostre fami-glie e ci educhi, con il suo esempio, a modificare il nostro cuore e i nostri pensieri perché siano volti al bene di tutti.
Sia lei la nostra protettrice in questo anno per il quale invochiamo su tutti la benedizione del Signore e la pace. Amen.

