Santo Natale 2009 - Omelia. Cattedrale di Lamezia Terme, 25 dicembre 2009 ore 12,00
Liturgia della Parola: Messa dell’aurora
1. «Oggi su di noi splenderà la luce, perché è nato per noi il Signore».
Carissimi, è Natale! L’antifona d’ingresso ci prepara a celebrare la nascita del Salvatore: splenderà la luce per noi! L’evento della nascita di Gesù è un evento di luce, che squarcia le nostre tenebre, le tenebre della storia!
Noi celebriamo il Natale non come quando festeggiamo un compleanno, sarebbe assurdo! Noi celebriamo il Natale e ci facciamo gli auguri in questo giorno, perché con la venuta del Figlio di Dio nella carne umana, una vita nuova è iniziata “per noi”. Tutta a vantaggio nostro una luce nuova risplende.
Pensiamoci bene. Dio aveva parlato in tanti modi agli uomini, attraverso la sua Parola, attraverso i profeti. Ma nella pienezza dei tempi ci ha parlato attraverso il Figlio.
Ha voluto che Lui prendesse la nostra carne umana e ha smontato la nostra altezzosa superbia con la debolezza di un Bambino.
2. Carissimi, questa è la luce per noi. Dio sceglie ciò che è debole, ciò che è povero, ciò che è ignobile e disprezzato, ciò che è nulla, per il mondo, per ridurre al nulla le cose che sono (1Cor 1, 27-28).
Questo è il Natale: entrare non nelle luci sfolgoranti, artificiali delle nostre luminarie, ma accogliere la luce vera che ci è donata attraverso la piccolezza, l’insignificanza di un bambino. Dio ha scelto questa via per manifestarsi al mondo.
Dobbiamo riconoscere che solo Dio, perché è Dio, può operare una simile scelta. Le logiche umane di potere e di prestigio, di successo e di denaro sono ribaltate.
Già nel Natale si inizia a vedere il mistero della Croce: Dio nasce nella carne inerme di un bambino e sulla croce prenderà il posto dell’ultimo degli uomini.
Con il Natale il Cristo scende nelle regioni più basse della terra (Ef 4,9), per farsi vicino ad ogni uomo, che si trova nelle tenebre della disperazione, della lontananza da Dio e dell’inimicizia con il prossimo.
Cristo è la luce che vince le tenebre: egli è presente perfino nella notte più profonda per riscattarci, per risollevarci.
Pensiamo al buio degli odi e dei rancori; al buio di chi non vuole fare il primo passo per far prevalere la riconciliazione.
Pensiamo ancora al buio della soppressione della vita umana nel grembo materno, al rifiuto di cooperare con il Signore per mettere al mondo una famiglia numerosa, alle logiche egoistiche che, anche nella nostra città, si oppongono al bene comune, alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace.
Potremmo continuare con gli esempi. Ma ciò che conta è dare un nome, ciascuno personalmente, al proprio buio: non abbiamo paura di riconoscere le nostre tenebre e superiamo l’illusione o la presunzione di essere innocenti.
Dio si è fatto uomo non in una storia perfetta, ma in questa nostra storia, segnata dal peccato. Egli ci porta la luce del suo amore gratuito, che risplende nel Cristo, che per noi è nato, morto e risuscitato.
Il suo amore gratuito vuole riscattarci «da ogni iniquità» (Tt 2,14), guarire la sorgente dei nostri pensieri e del nostro agire: il cuore.
Lasciamoci allora trasformare, illuminare, convertire dal suo amore. Allontaniamo da noi l’illusione di non aver bisogno di conversione e lasciamoci rinnovare dall’amore del Cristo.
Impariamo da lui a seminare, nelle nostre famiglie, semi fecondi di gratuità, che significa, tra l’altro, essere disponibili a fare il primo passo per riconciliarsi, saper rinunciare al proprio aver ragione, fare il bene senza tornaconti, gratificazioni e applausi, donare gratis il tempo, i soldi, perfino la vita.
L’amore di Cristo per noi è gratuito: egli ha dato la vita per noi, non mentre eravamo giusti, ma mentre eravamo peccatori.
La gratuità è la via che Cristo ha percorso per primo, ed egli ci rende capaci di percorrerla, se sappiamo fargli spazio nella nostra vita. È la via per diventare simili a Dio e così anche pienamente uomini.
3. Ma torniamo al Vangelo. Dio sceglie di nascere nella povertà, adagiato in una mangiatoia, senza casa, e di manifestarsi ai piccoli, ai disprezzati di quel tempo e di ogni tempo. Così vediamo che i pastori sono i primi destinatari di questo annuncio.
Gli angeli, nella notte, hanno portato questo lieta notizia e loro, senza indugio, si mettono in cammino: «Andiamo… vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Dice il testo che i pastori «dicevano tra loro». È bello questo scambio. Si consultano, cercano di capire cosa fare, poi la decisione: «Andiamo, vediamo…».
I pastori si mettono in movimento. Lasciano il loro gregge, lasciano i loro ovili per affrontare un cammino, che possiamo già definire “di fede”.
Essi si fidano delle parole degli angeli, si sentono partecipi di qualcosa di grande.
Lo stupore dei pastori non è ingenuo, ma genuino: è un atteggiamento sincero che permetterà loro di accogliere la novità.
Ben diverso sarà l’atteggiamento di Erode, che manda i Magi in avanscoperta per poi sopprimere la vita innocente! Nella sua supponenza Erode non solo non fa un passo, ma è tutto mosso dalla paura di essere detronizzato!
I pastori invece, nella loro piccolezza, sono nella condizione giusta per accogliere, per vedere! Essi sono dunque testimoni di fede: si vede ciò che si crede e si testimonia ciò che si è veduto.
La parola udita e accolta con fede diventa esperienza di vita. Essi non pongono resistenze, eppure avrebbero potuto farlo! Per questo “vedono”.
4. Questa, carissimi, sarà anche la testimonianza apostolica, come ci dice l’apostolo Giovanni nella sua prima lettera:
«Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita … quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi» (1Gv 1, 1-3).
Natale è questo: vedere come Dio ci salva attraverso un Bambino, suo Figlio.
Con un Bambino Egli vuole dirci che è sempre con noi, che è presente alla nostra vita più di quanto noi pensiamo e immaginiamo.
È un Bambino, ma è il pastore che ci conduce, la stella che ci guida. Questo bambino è nato “per” ciascuno di noi, è luce per la nostra città così come per il mondo intero.
Come i pastori, possiamo anche noi annunciare a tutti, dentro e oltre il perimetro della chiesa, quello che abbiamo udito e veduto, cioè il suo agire in noi, e proclamare la potenza della sua Parola.
Così sarà veramente un Buon Natale!

