dic 26 2009

S. Natale 2009 - Omelia. Cattedrale di Lamezia Terme 25 dicembre 2009 ore 18,30

Formulario: Messa del giorno

1.                «Un giorno santo è spuntato per noi… oggi una splendida luce è discesa sulla terra».

Buon Natale! È l’augurio che risuona oggi nei nostri cuori, nelle nostre case. Buon Natale, carissimi! Lasciamo che la luce del Natale entri nel cuore di tutti e lo illumini.

Quella di Cristo non è una luce artificiale, ma «la luce vera». Invece, tante luci false ci accecano, seminando nel nostro cuore menzogna e morte. È la menzogna che Dio non ci ami, che la “questione Dio” sia inutile, che il segreto della vita sia vivere per se stessi.

Eppure, ciascuno di noi, nel suo cuore, porta la nostalgia di questa luce, di questa “bellezza antica e sempre nuova”, che risplende in pienezza sul volto di Cristo e che sola è capace di illuminare e dare il senso vero alla nostra vita.

2.      Abbiamo ascoltato: «Veniva nel mondo la luce vera quella che illumina ogni uomo».

Questa luce ha percorso un lungo viaggio: dall’inizio della creazione, quando Dio disse: «Sia la luce. E la luce fu», la luce presiede all’avvio della vita.

La luce è strettamente legata al vedere: «Io sono la luce del mondo - dice Gesù - chi segue me non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita» (Gv 8, 12).

Il Natale è la festa della luce, in quanto la vita, quella che è in Dio, si è resa visibile. A Natale noi siamo sempre presi da stupore davanti a questo Bambino che è nato per noi, ma questo bambino è la Parola di Dio fatta carne e a questa carne Dio affida il suo desiderio di comunicarsi a noi, di entrare in comunione con noi.

La salvezza che tutti i popoli attendevano è questo piccolo, inerme, debole Bambino.

3.      È vero che a Natale il cuore palpita, si intenerisce, ma non dobbiamo cadere in sentimentalismi che durano un giorno, soprattutto quando nel mondo e accanto a noi si consumano drammi e sofferenze.

La trasformazione della condizione umana, la trasformazione del mondo comincia con la nascita di Gesù, che ci fa cambiare completamente le prospettive.

Questo bambino che ancora non parla, ci parla dell’amore di Dio con la sua presenza. Lui, la Parola di Dio fatta carne, è la luce per la nostra vita.

«Dio nessuno lo ha mai visto proprio il figlio unigenito che è nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato»

4.      Se la Parola di Dio è la luce per la nostra vita, a noi il compito di accoglierla. Il testo evangelico dice che le tenebre non hanno vinto questa luce e ciò ci riempie di speranza e di vita, perché la luce è più forte di ogni nostra oscurità, di ogni nostra tenebra, di ogni buio.

La luce splende nelle tenebre. Questo è fortissimo! Non dobbiamo aspettare situazioni ideali, tranquille, ma è nelle tenebre della vita e della storia, che la luce di Dio si manifesta e irradia.

Le luminarie, diffuse per le strade principali della nostra città e dei paesi circostanti, spiccano sulle tenebre serali e notturne; ma nella diocesi di Lamezia Terme vi sono anche altre tenebre, fatte di disordine morale, di egoismi individuali o sociali, di strutture di peccato: tutto ciò abbisogna di luce e di redenzione.

Il Verbo di Dio fatto carne, il Salvatore, è venuto per salvare e recare gioia vera e fraternità a tutti noi, nessuno escluso! Ma come potrà avvenire tutto ciò?

5.      La luce di Dio si manifesta attraverso decisioni ispirate da lui, che vanno nel senso della concordia, del perdono, dell’accoglienza reciproca, della pace.

La luce irradia quando trova in noi uomini e donne capaci di vivere nella luce, cioè nella giustizia e nella carità.

La nostra terra attende uomini e donne che, protesi verso Dio, illuminati dalla luce del Cristo, scrivano nuove pagine di storia, nel nascondimento della vita quotidiana e nella vita sociale.

Ciò richiede saper alzare le braccia verso Dio, aver cura della propria vita spirituale: non basta dire da soli qualche preghiera.

Occorre invece percorrere costantemente un vero itinerario di fede, che porti ad ascoltare e a mettere in pratica la Parola di Dio e l’insegnamento della Chiesa, ad accostarsi al sacramento della Penitenza e dell’Eucaristia, a vivere la fraternità nella comunità ecclesiale, ad entrare con il Signore in una relazione profonda, esistenziale, capace di cambiare la vita.

Scriveva Benedetto XVI: «La disponibilità verso Dio apre alla disponibilità verso i fratelli e verso una vita intesa come compito solidale e gioioso» (Caritas in Veritate, n° 78).

Animati e rinnovati dalla luce del Signore, sapremo così reagire anche nelle situazioni più difficili, superare rassegnazione e paura, compiere gesti di costruzione del bene comune, di amore, di solidarietà, di perdono, di rinuncia a se stessi, di accoglienza del prossimo, di giustizia, di pace.

Saremo poi disponibili ad accogliere la vita, anche se fragile, malata, ancora nel grembo, morente, senza discriminazioni.

6.      Infine ci affidiamo all’intercessione della Vergine Maria, la Madre di Dio. E vogliamo anche imparare da lei quell’atteggiamento che sa accogliere, custodire nel cuore e vivere ogni Parola di Dio.

Solo così, davanti al dolore, alle prove, alle difficoltà riusciremo a stare in piedi. E potremo «rendere “divina” e perciò più degna dell’uomo la vita sulla terra» (Caritas in Veritate, n° 79) e nella nostra città. Amen.