Precetto Pasquale al Comune di Lamezia
L’omelia del Vescovo
1. «Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene… Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri».
Celebriamo l’Eucaristia in questo giorno nel quale la liturgia ci fa rivivere l’Ultima Cena di Gesù, l’istituzione della stessa Eucaristia.
La pagina del vangelo ci ha parlato invece della lavanda dei piedi. Eucaristia e lavanda dei piedi, a prima vista, sembrano due realtà molto diverse e distanti: che cosa hanno in comune l’umile gesto dello schiavo e la più solenne preghiera della Chiesa?
Eppure, il racconto dell’evangelista Giovanni della lavanda dei piedi è pensato proprio come spiegazione del significato profondo dell’Eucaristia.
Sant’Agostino direbbe che, quando siedi a mensa con una persona potente, devi cercare di comportarti come lui si comporta (Pro 23,1-2).
Così, nell’Eucaristia, noi ci sediamo a mensa con il potente per eccellenza: «Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene…». Spiega Agostino che sedere a mensa con Cristo significa fare le medesime cose che ha fatto lui: come Cristo ha dato la sua vita per noi, così anche noi dobbiamo essere disposti a dare la nostra vita per i fratelli.
2. L’Eucaristia, infatti, non è un vuoto rito né un semplice ricordo: in essa Cristo si rende realmente presente. L’Eucaristia è memoriale del mistero pasquale; il mistero della morte e resurrezione di Cristo diventa nostro contemporaneo.
Il gesto del deporre le vesti e del ripren-derle, nella lavanda dei piedi, esprime proprio la morte di Cristo e la sua resurrezione. È il dono di sé, spinto fino alla fine. Quello di Cristo è davvero un dono di amore, di un amore divino.
Egli, infatti, istituisce l’Eucaristia «nella notte in cui veniva tradito».
Siede a mensa con coloro che lo abbandone-ranno e lo lasceranno solo sulla croce. È con Pietro che lo rinnegherà, con Giuda che sta per tradirlo. Morirà in croce, la morte più infamante, dell’ultimo fa gli uomini.
Nessun uomo può sentirsi escluso dal suo amore, dal suo perdono: nessuno è così lontano, che Cristo non lo abbia già avvicinato e gli abbia offerto il suo amore gratuito.
3. Celebrare l’Eucaristia significa lasciarsi coinvolgere nel dono di Cristo, per diventare a nostra volta dono per gli altri. L’Eucaristia coinvolge chi ha il cuore disponibile: non riceviamo Cristo «in modo statico… ma veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione» (Deus caritas est, n° 13).
Possiamo così intuire che la lavanda dei piedi e l’Eucaristia sono strettamente unite.
La lavanda illustra il senso profondo dell’Eucaristia, che è vivere nell’amore e nel dono di noi stessi.
Ci rivela che anche il senso della nostra vita, come quella di Gesù, sta nell’amore verso Dio e parimenti verso il prossimo, nessuno escluso.
L’Eucaristia ci dona la vita stessa di Cristo: noi possiamo spenderci, donarci, perché è Cristo, con il dono del Suo Corpo e del suo Sangue, che ce ne rende capaci.
La vita cristiana non è soltanto questione di buona volontà, di sforzi: il Signore ci precede, ci accompagna, ci dona la forza del suo amore, perché noi possiamo amare.
4. La celebrazione odierna ci raggiunge in questo luogo, così significativo per la nostra Città: la pubblica amministrazione può essere adulterata a favore di interessi esclusivamente di parte o addirittura illegittimi, ma noi tutti sappiamo che invece deve essere spazio pubblico di servizio.
La politica, nel suo significato più genuino, è un’alta forma di carità, quando essa pro-muove il bene comune, specie degli ultimi e compie scelte eticamente accettabili.
Mi rivolgo, così, a tutti voi: sindaco, as-sessori, consiglieri, dirigenti, impiegati, personale dei vari servizi. Sentiamo parlare diffusamente di essere in un tempo di crisi planetaria, ma non è il tempo della rassegnazione. È invece il tempo in cui ciascuno è chiamato a fare la sua parte, il bene che oggi, concretamente, possiamo e dobbiamo fare.
Si tratta di svolgere con fedeltà e coscienza il proprio dovere e, man mano che crescono le responsabilità, di innestare dinamiche progettuali capaci di cambiare il volto del nostro territorio.
La nostra Città, con le sue caratteristiche geografiche, ha certamente una vocazione particolare nella Regione: occorre che cresca l’unità al nostro interno e si vincano chiusure e steccati, per entrare in una vera collaborazione anche con gli altri Comuni ed enti, per il servizio alla collettività generale.
C’è bisogno di una rinascita. Ce lo richiede la nostra coscienza civica. Ce lo chiede l’Eucaristia che esige quella che Benedetto XVI ha chiamato «coerenza eucaristica» (Sacramentum caritatis, 83). L’Eucaristia richiede la testimonianza pubblica della fede: ciò vale per tutti ma, prosegue il Papa, «si impone con particolare urgenza nei confronti di coloro che, per la posizione sociale o politica che occupano, devono prendere decisioni a proposito di valori fondamentali» (Ibidem).
Pensiamo alla difesa della vita umana, dal concepimento alla morte naturale, alla famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, alla libertà di educazione dei figli, alla promozione del bene comune, ai diritti e ai doveri sociali.
5. In questo tempo, nella nostra Città, si avverte con particolare forza l’impoverimento crescente della famiglie, le difficoltà economiche anche dei benestanti, lo smarrimento dei giovani che dopo gli studi non trovano lavoro, l’economia illegale, gli ostacoli a progettare e intraprendere.
L’Eucaristia e la croce di Cristo sono unite nel trasmetterci il senso e il sostegno del nostro cammino comune, volto a cambiare tutto ciò che opprime la città. Il cambiamento passa attraverso scelte sofferte, di croce, di assunzione di corresponsabilità. “Croce” talvolta può essere per noi lo sforzo di fare assieme, a vantaggio di tutti; e non da soli, per noi stessi.
La Pasqua annuncia il trionfo della Resur-rezione, che vince la morte, dirada le tenebre, supera la rassegnazione, è forza di rinnovamento per la vita personale e sociale.
Lasciamoci coinvolgere nel dono di Cristo, mettendo a disposizione i nostri cuori, le nostre competenze, le nostre vite. Amen.

