Natale: omelie del Vescovo - 2010

Omelia - S. Natale 2010
Cattedrale di Lamezia Terme ore 12,00

[Formulario: Messa dell’aurora]

1.      «Oggi la luce risplende su di noi». Buon Natale, carissimi! La luce che viene dalla grotta di Betlemme illumini anche la nostra vita.

Quale luce risplende? Chiediamolo ai personaggi del presepio e non ci sembri ingenuo questo percorso! Questa notte abbiamo ascoltato il racconto della nascita di Gesù.

Oggi i pastori, che hanno accolto l’annuncio notturno degli angeli, sono i protagonisti, sono i veri adoratori in spirito e verità.

Uomini abituati alla fatica, alle veglie per custodire il gregge, ricevono la Buona Notizia: «È nato per voi il Salvatore che è Cristo Signore». La risposta è pronta, immediata: «Andiamo... vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere».

Il segno che ricevono i pastori da parte degli angeli è di una semplicità estrema: un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia.

È un segno povero, appartenente ad un’umanità povera. Il segno del Natale è qui.

Noi l’abbiamo trasformato in luci sfavillanti e artificiali perché non riusciamo a sopportare la nudità della grotta, l’essenzialità di un segno povero. Eppure questo bambino, povero, nato tra i poveri, è il Messia, è il Salvatore, è il Signore!

Per capire il mistero del Natale dobbiamo dunque fare come i pastori che hanno saputo mettere insieme il legame tra il Bambino e il Signore, tra la povertà e la gloria.

L’icona di Natale sconfessa le nostre pretese di gloria tutta umana, annulla i desideri di predominio delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli. Noi celebriamo il Natale non solo come memoria passata ma come avvenimento che ci apre al futuro. Con il Natale del Signore è data all’uomo la possibilità di vivere le situazioni della propria esistenza con autenticità.

Proprio perché i pastori non si smarriscono di fronte al rapporto, per noi inaccettabile, tra la ricchezza senza limiti e la povertà più dolorosa, tra l’Eterno e il temporaneo, tra cielo e terra, sono testimoni autentici del mistero che a loro è stato rivelato.

Essi mostrano una grande capacità di discernimento dei segni: ascoltano la voce degli angeli, fidandosi di quella luce che li aveva avvolti e seguono le loro indicazioni, ascoltando quella mozione interiore che li smuove dai loro programmi e vanno a vedere e, vedendo, adorano e annunciano.

Diventano a loro volta “angeli”, annunciatori, per Maria e Giuseppe e per quanti si trovavano lì.

Così per noi. Questo evento della nascita di Gesù non ha cambiato compiutamente il corso della storia perché certi potenti di turno continuano a spadroneggiare, certi piccoli e poveri faticano a credere con la vita che si può rinascere, la rassegnazione esiste ancora in non pochi, ma l’evento natalizio ha cambiato il corso e il senso di questa nostra storia in tanti santi e sante e in più parti del mondo.

Ai cristiani che fanno esperienza di incontro con la semplicità, la povertà, la fragilità, l’impotenza di questo bambino, è affidata la radiosa speranza di annunciare agli uomini e alle donne di oggi, assetati di senso, che Gesù Bambino, è il Signore, è il Salvatore, nato per noi! È nato per sostenerci a incarnare la salvezza della storia umana, a camminare assieme alla nostra Chiesa e all’Umanità.

Il pegno, che è anche un impegno, che ci viene consegnato a Natale è riscoprire una vita più umana, la capacità di andare incontro agli altri, di stare in mezzo agli altri annunciando la gioia che Dio è con noi, è l’Emmanuele per tutti e per ogni tempo.

Allora la luce di Betlemme venuta a illuminare la storia umana dilagherà, si espanderà nelle nostre case perché, accogliendo la luce di Gesù, saremo resi capaci di instaurare relazioni autentiche, gesti e parole belle, solidali, fraterne e non solo di circostanza, come già Lamezia ha dimostrato.

Che la luce della stella brilli ancora in tutti i cuori. Buon Natale!


Omelia – S. Natale 2010
Cattedrale, 25 dicembre  2010 ore 18,30
Formulario: Messa del giorno

  1. «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi».

Carissimi, è Natale. In questo giorno i nostri cuori si aprono con più disponibilità al Signore e agli altri, perché Lui è venuto ad abitare in mezzo a noi.

Dio è in mezzo a noi, non è lontano, non è distante, non è estraneo, ma prossimo, vicino, presente. L’Emmanuele, il “Dio con noi”, viene e la sua presenza porta nel mondo la gioia.

Dio si è fatto “come” noi, entra nella storia del mondo non accontentandosi più delle mediazioni, ma offrendo se stesso, assumendo un corpo e una carne come la nostra. Dio entra facendosi piccolo, bambino bisognoso di cure, di tenerezza, di attenzione.

Dio entra nelle pieghe della storia con questa delicatezza.

In questa notte Santa siamo stati coinvolti dalla luce che emana il presepio pur dentro le contraddizioni del nostro mondo e, ora, l’apostolo Giovanni ci conduce in alto e ci rivela attraverso parole pregnanti, il mistero che era fin da “principio”.

«In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio».

Certo oggi non siamo qui per penetrare questi concetti, siamo qui per pregare, per lodare, per adorare, per cercare il Signore e la gioia nelle cose semplici e per trovare soprattutto la speranza e ricevere il dono della pace.

Vogliamo essere qui con l’animo stupito dei pastori che sanno ascoltare l’annuncio dell’angelo, che corrono senza indugio a vedere questo avvenimento, che sanno cogliere dentro la loro storia piena di fatiche, una luce.

Il Verbo si è fatto carne!

La nostra storia, come quella di tanti uomini e donne, è piena di fatiche e di dolore, ma è allo stesso tempo illuminata da una luce sfolgorante che viene dalla nascita del Figlio di Dio.

  1. «Veniva nel modo la luce vera, quella che illumina ogni uomo». La vita non può sussistere senza luce, questo è evidente; ma ci sono diverse luci sfavillanti e abbaglianti che non fanno vivere la vita vera e la vita piena.

C’è invece una luce che sfolgora da Natale a Pasqua: è la vita del Figlio di Dio fatto uomo per noi.

Il Signore ci porta la sua luce, la luce vera, perché Lui ha detto di sé: «Io sono la luce del mondo».

Egli ha voluto legarci così alla sua storia per non lasciarci lottare da soli nelle tenebre del mondo, ma per dirci che con Lui la luce vince le tenebre.

«A quanti l’hanno accolta ha dato il potere di diventare figli di Dio». A noi è data la possibilità di accogliere o rifiutare questa luce.

L’uomo ha questa libertà e responsabilità. Il Verbo si fa carne, entra a visitare la tua vita e tu lo accogli? Dove sei?

3.  Noi celebriamo oggi il Natale del Signore, ricordiamo la sua nascita nella storia non per indulgere a sentimentalismi nostalgici, ma per ricordare che Dio viene sempre e nasce ogni giorno nei cuori degli uomini e delle donne che lo accolgono nella loro realtà concreta, nell’esistenza quotidiana.

Il Natale è più di una celebrazione storica, è più di un evento che abbraccia il destino del cosmo, è più di una bella tradizione: è un evento che si incarna nell’oggi della tua vita. La nascita di Gesù ti avvolge e ti coinvolge nel tuo intimo, nelle scelte della tua vita.

Il Figlio di Dio nasce a Betlemme, si fa uomo e, in chi si nutre della sua carne, dell’Eucaristia, egli nasce di nuovo. «Il Figlio di Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventasse Dio[1]».

Questo è l’annuncio straordinario. Noi diventiamo come Dio non perché con le nostre forze cerchiamo di accaparrarci la vita (peccato originale), ma perché diventiamo piccoli come il Bambino di Betlemme, senza difese, senza nulla.

Dio si rende visibile così: nella fragilità di un bambino. Questo è scandaloso per noi!

  1. Ma Dio scegliendo di nascere così vulnerabile, come un itinerante, senza casa, senza culla, in una grotta, ci porta la luce che viene dalla povertà amata e condivisa con il profugo, con chi oggi è perseguitato, non amato, rifiutato, vilipeso, in lutto.

L’assenza fisica delle persone amate ce le faccia cogliere nella presenza di Dio, nel conforto della sua Parola, nella gioia dello spirito. Sia oggi un giorno in cui sperimentiamo con forza il dono della Comunione dei Santi, perché Dio è con noi.

Dio nasce in questo mondo così, per confortare tutti gli afflitti di Sion, per dire agli smarriti di cuore: Coraggio!, a chi è triste: Non temere! Io sono con te.

  1. La memoria dell’Incarnazione è la memoria di un Dio che è qui con me e con te, in tutte le vicende della vita, liete e tristi, sofferte o felici della vita per assicurarci che la Vita trionfa sempre.

Natale è qui, oggi quando spezzeremo il pane e ci nutriremo di Lui.

Natale è qui oggi, quando nelle nostre case faremo spazio all’accoglienza.

Natale è qui oggi, se non permettiamo alla tristezza di entrare a occupare il cuore ma lasciamo entrare la luce della Parola, questa Parola che si fa carne in Gesù.

Secondo la tradizione, alla fine dell’Eucaristia, baceremo il Bambino; ricordiamoci che in questo gesto esprimeremo adorazione per Dio, ma anche accoglienza di tutte le nostre fragilità e povertà e condivisione con tutti i “piccoli” della terra.

Che il Signore ci doni di accogliere il Natale, quel Natale che Lui ci ha preparato nel cuore, così. Amen.

 

STEMMA EPISCOPALE

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Benedetto XVI a Lamezia Terme

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Lettera pastorale 2011

lettera_pastorale_2011_copertina

Nel nome di Gesù Cristo,
il Nazareno, cammina (At 3,6)

Lettera pastorale in preparazione alla visita del Papa

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