Omelia Santa Messa del Crisma 2008

Cattedrale di Lamezia Terme, 20 marzo 2008 ore 10,00
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1. Carissimi presbiteri, in questo Gioved Santo, in cui i santi segni rendono presente, attuale, viva la Pasqua, desidero rivolgervi il mio affettuoso saluto. La Pasqua evento che si ripropone attraverso i sacramenti che celebriamo. Aiutiamo anche i nostri cristiani a riscoprire di pi la Pasqua, fonte e culmine della vita cristiana.
La nostra evangelizzazione, convincente e appassionata, sottolinei sempre pi la portata salvifica di questi santi segni: Ges che ci santifica attraverso di essi e, oggi, ci incontra, ci tocca e ci risana.
La presenza comunitariamente espressiva del presbiterio testimonia questa dolcissima giornata, nella quale si spande il profumo del crisma con il quale siamo stati consacrati. Nessuno sia privato di questa gioia spirituale; nessuno si privi del profumo inebriante di questa liturgia.
Un pensiero grato va a mons. Pasquale Luzzo, Vicario Generale, al cui illuminato consiglio ricorriamo sempre, nel portare insieme gioie e fatiche, unitamente a tanti altri confratelli.
Non dimentichiamo soprattutto oggi anche i confratelli anziani o malati e coloro che stanno attraversando particolari difficolt: non manchi la nostra preghiera e la nostra attenzione fraterna. Si elevino poi suffragi per chi ci ha preceduto nel pellegrinaggio verso il cielo: ricordiamo mons. Pietro Arcuri, don Osvaldo Butera, don Domenico Pugliese e il diacono Rodolfo Iuliano.
A tutti, diaconi, persone consacrate, fedeli laici va il mio abbraccio, in questa liturgia solenne: a ciascuno esprimo gratitudine, cordiale affetto, incoraggiamento.
Permettetemi, ora, di guardare con premurosa attenzione ai presbiteri, nel cercare una parola che, come balsamo, risvegli la gioia del dono ricevuto. Siamo tutti custoditi nel cuore del Padre. Mi rivolgo dunque a voi, miei stretti collaboratori, nella guida del gregge.

2. "Ho trovato Davide, mio servo, dice il Signore, con il mio santo olio lho consacrato". lo sguardo del Signore sulla vita di Davide, sulla nostra: egli ci ha costituiti suoi servi per sempre. La nostra chiamata rimane sempre evento gratuito.
Davide viene scelto come re, contro ogni aspettativa umana: era lultimo dei figli di Iesse, giovanissimo, non era imponente di statura.
Perfino Samuele, linviato di Dio, rimane confuso davanti a questa elezione inaspettata; Dio stesso deve intervenire per indicargli che il prescelto era proprio Davide: Non guardare al suo aspetto n allimponenza della sua statura... Luomo guarda lapparenza, il Signore guarda il cuore (1Sam 16,7). Samuele consacra Davide con lunzione e lo spirito del Signore si posa su di lui (cfr. 1Sam 16,13).
Cogliamo nella vocazione di Davide il vero agire di Dio: la piccolezza luogo privilegiato della Sua manifestazione. Pensiamo ad Abele, a Giacobbe, a Gedeone: nessuno di loro era il primogenito. Anche Geremia, chiamato da Dio, obietta di non saper neanche parlare perch troppo giovane!
Queste sono tutte figure del Cristo che, nascendo a Betlemme, "il pi piccolo capoluogo di Giuda" (Mt 2,6) esprimer la sua preferenza per ci che piccolo, povero, nulla agli occhi del mondo: "Dio ha scelto ci che nel mondo debole per confondere i forti" (1Cor 1,27). Questa scelta culmina nellumiliazione della morte di croce, "disprezzato e reietto dagli uomini" (Is 53,3).
La chiamata di Davide come lo specchio della nostra vocazione: il Signore Ges che ci ha chiamati perch ci ama, ha rivolto il suo sguardo su di noi e attraverso ciascuno di noi vuole manifestare il suo amore in questa generazione. La chiamata davvero dono e mistero!
Non siamo stati scelti perch migliori o per le nostre doti e qualit umane, ricordiamocelo sempre! Ogni criterio umano superato dalla suprema gratuit dellamore di Dio. Dio sceglie il piccolo.
La nostra una vita consacrata, unta, separata dalle logiche e dai poteri di un mondo che crede di bastare a se stesso.
La vita del presbitero sosta tutta in Dio e da qui, come Ges Cristo, si pone a servizio di tutti gli uomini: alter Christus il presbitero.
Egli chiamato non tanto a parlare di Cristo, ma a mostrarlo con la vita. C molto bisogno, oggi, di autenticit, di uomini che siano segno di Dio e della sua presenza nel mondo. Un prete cos, totalmente consegnato a Dio per gli uomini del nostro tempo, provoca certamente domande di vita e di senso, soprattutto tra i giovani.
Ci aiuti anche la Vergine Maria, la "piccola", la serva del Signore a cogliere il senso della nostra chiamata: magnificare, ovvero fare grande il Signore. Maria racchiude nel Magnificat il programma della sua vita, che occorre far nostro: Non mettere se stessa al centro, ma fare spazio a Dio incontrato sia nella preghiera che nel servizio al prossimo (Deus caritas est, n 41).
Un prete chiamato a vivere la sua piccolezza, la sua fragilit umana, consegnandola, offrendola.
Ci che a noi sembra insignificante, i nostri stessi limiti, diventano la pista, il luogo per testimoniare la grandezza del Signore, per renderLo "grande" in noi e attraverso noi.

3. Il re Davide da pastore del gregge diventa pastore di un popolo. Le trib di Israele, radunatesi in Ebron gli dicono: Ecco, noi siamo tue ossa e tua carne (2Sam 5,1). Gli Israeliti proclamano cos il loro legame strettissimo con il loro re. Tutto il popolo ridiventa fratello, consanguineo, attorno a Davide. lunzione di Dio, che consente a Davide di diventare il pastore di tutto il popolo di Dio.
Cos il prete chiamato a pascere il gregge di Dio nella comunione. Invochiamo dal Signore lunit del presbiterio; mettiamo ogni impegno anche noi per perseguirla. Essa si edifica spendendosi fino in fondo, accogliendosi lun laltro, pur nella variet dei ruoli, nella fatica della reciproca comprensione, nello Spirito di Dio e nel servizio del Regno.
Il ruolo non ci fa "signori" nel senso mondano, ma servi in Cristo nella Chiesa. Si sprigioni tra noi il canto della comunione: Ecco quanto buono e quanto soave che i fratelli vivano insieme! (Sal 133,1).
Questo olio di letizia, che scende dal capo di Aronne fin gi sullorlo del manto e che ci ha invaso nel giorno della nostra ordinazione, sia il collante lucente del nostro stare insieme, gioiosi, intorno al Vescovo, nella Chiesa diocesana.
Un vero riscontro positivo di questa comunione lo riconosciamo nella crescita e riflessione attorno al Progetto Pastorale Diocesano: esso ha polarizzato lattenzione di molte componenti della nostra Chiesa sia nella fase di stesura che dopo la pubblicazione. Uno strumento forse non esaustivo, ma che certamente porta unimpronta sinodale: tutti vi hanno collaborato.
per me fonte di speranza il fatto che diversi sacerdoti, dai maturi ai pi giovani, stiano adoperandosi per la sua attuazione: sta maturando cos uno stile positivo di confronto costruttivo ecclesiale, attorno al Vescovo.
Tutto questo antidoto a tante nostre fragilit, ci fa uscire da un certo individualismo, dallisolamento con cui spesso ci rinchiudiamo, per imparare a collaborare concretamente nella docilit, condividendo insieme gioie e dolori. Chiara per noi la Parola: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35).

4. Ci conforti e ci aiuti il guardare la nostra vita di presbiteri in quella di Davide, nella fedelt di Dio: Io ti presi dai pascoli, mentre seguivi il gregge, perch tu fossi il capo dIsraele mio popolo (2Sam 7,8); sono stato con te dovunque sei andato; anche per il futuro distrugger davanti a te tutti i tuoi nemici... (2Sam 7,9). una vita scandita dalla fedelt di Dio, che non viene meno neanche davanti al nostro peccato e alle prove... e quante ne ha dovuto affrontare lo stesso Davide!
La coscienza della fedelt di Dio vincer certamente in noi ogni stanchezza e ridester la passione pastorale per lannuncio dellEvangelo, in una vita bella, donata, capace di cercare sempre la pecora smarrita.
Se Dio per noi, chi sar contro di noi? (Rm 8,31). Se noi ci riteniamo davvero piccoli, il Signore non ci far mai mancare il suo aiuto.

Rinnoviamo, dunque, con animo grato, le nostre promesse e ricordiamo il gesto dellimposizione delle mani nella Sacra Ordinazione. Essi esprimono la nostra appartenenza totale al Signore, ma anche la Sua protezione.

Il Signore dice, oggi, a noi: Tu sei custodito nel cavo delle mie mani e proprio cos ti trovi nella vastit del mio amore. Rimani nello spazio delle mie mani e dammi le tue (Benedetto XVI, Omelia, Gioved Santo 2006). Amen.

 

STEMMA EPISCOPALE

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Benedetto XVI a Lamezia Terme

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Lettera pastorale 2011

lettera_pastorale_2011_copertina

Nel nome di Gesù Cristo,
il Nazareno, cammina (At 3,6)

Lettera pastorale in preparazione alla visita del Papa

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