Omelia - Epifania del Signore - Aereoporto di Lamezia T.
1. «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te».
Le parole del profeta ci introducono nella celebrazione odierna, l’Epifania, che è quasi un secondo Natale: è la manifestazione del Cristo al mondo, è la proclamazione che Egli è venuto per tutti, nessuno escluso.
I magi, personaggi di cui sappiamo poco, «vennero da oriente»; san Paolo annuncia che dei doni di Cristo Gesù sono rese partecipi «le genti», cioè i popoli pagani, proprio coloro che venivano ritenuti lontani dalla salvezza.
2. La liturgia mette l’accento su Cristo luce. L’Epifania è una festa di luce, la luce di Cristo, luce delle genti.
Ma ci mette anche di fronte alla scelta: la Sua luce, infatti, può essere accolta, ma anche rifiutata.
Pensiamo agli esperti sacerdoti e scribi consultati da Erode: conoscevano le Scritture, conoscevano bene la teoria. Danno la risposta esatta: il Cristo nascerà a Betlemme. Ma non lo incontrano, restano chiusi alla novità di cui il Bambino di Betlemme è portatore. E così lo stesso Erode.
Rimangono così immersi - per dirla con il profeta - nella tenebra che ricopre la terra, nella nebbia fitta. La luce di Cristo farebbe crollare il castello delle ambizioni, degli abusi del potere, delle corruzioni, delle immoralità, delle presunzioni. Ma darebbe loro una vita rinnovata, nell’amore e nel dono di sé.
I magi sono invece esemplari per noi: la luce della stella, la luce interiore della fede, la luce della Parola di Dio, la luce della coscienza, li scuote, li mette in cammino, fa loro percorrere un lungo viaggio, li apre al dono di se stessi, fa loro cambiare rotta, cambiare vita: «Per un’altra strada fecero ritorno al loro paese».
I magi si lasciano interpellare dalla luce di Cristo e sperimentano il cambiamento di orizzonte e la pienezza di senso che solo il Cristo sa donare: essi «provarono una gioia grandissima».
3. Cristo viene per tutti come luce: «Lui è la luce, che apparendo rompe la caligine, dissipa le tenebre e ci permette di capire il senso e il valore della nostra esistenza e della storia» (BENEDETTO XVI, Messaggio Urbi et orbi 2008).
La luce di Cristo può trasformare il cuore dell’uomo e vincere gli egoismi, il male. Possa ogni persona, ogni situazione, sperimentare la potenza della sua luce, della sua grazia, del suo amore gratuito.
Sappiamo che il paradiso non è qui, è nei cieli e che il compimento della vittoria di Cristo sulle potenze del male è futuro, alla fine dei tempi.
Ma Cristo ci offre oggi realmente la possibilità di cambiare, di convertirci, di vincere il male, dentro di noi e nelle strutture sociali e, talvolta, anche politiche, nelle quali esso si annida e attraverso le quali opera.
Cristo ha già vinto le tenebre, con la sua incarnazione, morte e resurrezione.
4. Da Cristo, dalla sua luce, sgorga la spe-ranza. Egli stesso è la nostra speranza, nonostante il peccato segni profondamente la storia, e la nostra storia.
La speranza cristiana non è allora un ottimismo ingenuo, non è un sentimento passeggero, non è un far finta che il male non ci sia. La speranza cristiana non è nemmeno qualcosa da nascondere nell’interiorità dell’anima.
È Cristo stesso, che ci spinge ad impegnarci con intelligenza e passione. Con lui è possibile costruire un mondo migliore.
Ed in questo impegno, ne siamo certi, troveremo tanti uomini e donne di buona volontà, che magari non condividono le nostre motivazioni religiose, ma sono anch’essi appassionati per il bene e la dignità della persona umana.
5. La luce di Cristo ci raggiunge in questo nostro mondo concreto, non in un mondo ideale, che non esiste.
Il Papa, pochi giorni fa, ha evidenziato che il Natale di Cristo vuole illuminare e spezzare le realtà di morte che attanagliano tutto il mondo.
E tanti mali non sono soltanto distanti da noi, ma attraversano le nostre città, i nostri paesi, le nostre contrade.
Purtroppo, rischiamo talvolta di assuefarcene, di abituarci nella rassegnazione.
Pensiamo a quando sono calpestati la dignità e i diritti della persona e della famiglia; ai tanti disoccupati e ai tanti poveri ai quali manca perfino il necessario per sopravvivere; agli egoismi personali o di gruppo che prevalgono sul bene comune; alle manifestazioni di odio, mafiosità, violenza; ai lavoratori e immigrati sfruttati; alle tante divisioni, collusioni e omissioni, quando si potrebbero innescare dinamismi di riscatto e sviluppo.
Ma, con le parole del Papa, vorrei richiamare tutti ad un sussulto di speranza: la luce del Natale «incoraggi tutti a fare la propria parte, in spirito di autentica solidarietà». Invece, «se ciascuno pensa solo ai propri interessi, il mondo non può andare che in rovina» (BENEDETTO XVI, Messaggio Urbi et orbi 2008).
6. Non dimentichiamo, infine, il principio che deve animare ogni nostro impegno: Gesù «ci insegna che la legge fondamentale della perfezione umana, e quindi della trasformazione del mondo, è il nuovo comandamento della carità» (Gaudium et spes, n° 38).
È l’amore che ci fa diventare pienamente uomini e questo è vero anche nell’ambito delle relazioni sociali.
La Chiesa insegna che «l’amore deve essere presente e penetrare tutti i rapporti sociali. [...] Per rendere la società più umana, più degna della persona, occorre rivalutare l’amore nella vita sociale - a livello politico, economico, culturale, facendone la norma costante e suprema dell’agire» (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n° 581.582).
Si sta parlando dell’amore vero, non di un sentimentalismo disincarnato né di un falso amore che cancellerebbe la verità e i doveri di giustizia.
Siamo così agli antipodi di Erode, delle tenebre, dell’egoismo che devasta e inquina la convivenza umana.
Pensiamo invece a quale cambiamento di mentalità e di vita Cristo vuole portare! E a quante ricadute positivo, in ambito culturale e sociale ci sarebbero. La storia è testimone che laddove ha vissuto un vero cristiano, tutto il territorio ne ha avuto benefici.
7. Accogliamo dunque l’esortazione dell’Apostolo: per l’azione dello Spirito del Signore, lasciamoci trasformare di luce in luce, di gloria in gloria (2Cor 3,18).
E così a nostra volta saremo luce per le nostre famiglie, le nostre contrade, la nostra terra: «Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere». Amen.

