Omelia - SS. Corpo e Sangue di Cristo
Cattedrale, giovedì 11 giugno 2009 ore 19,30
1. «Nel mistero dell’Eucaristia tu, o Si-gnore, nutri e santifichi i tuoi fedeli perché una sola fede illumini e una sola carità riunisca l’umanità diffusa su tutta la terra».
Nella celebrazione eucaristica noi invo-chiamo il Signore, perché ci doni di vivere l’unità, nella fede e nella carità. L’Eucaristia è il cibo che ci dà forza, che ci sostiene, che nutre in noi questa dinamica di fede e di amore.
L’Eucaristia non è un rito vuoto, al quale partecipare passivamente. In essa si rende pre-sente realmente il Cristo, che si dona a noi. Il gesto del pane spezzato e del sangue versato ci svelano il senso della sua vita: il dono gratuito di sé al Padre e al prossimo.
E in questa donazione egli ci coinvolge. In chi si lascia afferrare con fede, infatti, l’Eucaristia alimenta un dinamismo di amore, di dono gratuito.
L’Eucaristia viene così a stanarci dal no-stro io chiuso egoisticamente. Il Santo Padre scrive che «la comunione mi tira fuori da me stesso» (DCE, 14), unendomi al Signore. E l’unione con il Signore non è separabile dalla comunione con il prossimo.
Anzi, l’amore di Cristo ricevuto mi rende nella storia strumento di questo amore verso gli altri. Specie, verso i «fratelli più piccoli» di Gesù (cfr. Mt 25,40), verso gli ultimi.
Con Benedetto XVI possiamo affermare che nell’Eucaristia l’amore di Dio «viene a noi corporalmente per continuare il suo operare in noi e attraverso di noi» (DCE, 14).
2. I testi proclamati hanno come comune denominatore il tema dell’Alleanza.
Sul Sinai Mosè ha ricevuto la Legge e la trasmette agli Israeliti. La risposta del popolo è corale e unanime: «Quanto il Signore ha or-dinato noi lo faremo e lo eseguiremo».
Il popolo sembra disponibile all’ascolto, pronto a seguire fedelmente la Parola del Si-gnore. Dio entra in dialogo con il suo popolo e gli offre una Parola che diventa norma e guida per la sua vita. Il popolo risponde nel mantenere fedeltà a questa Parola.
L’alleanza è dunque un movimento di re-ciprocità che, partendo da Dio trova risposta nell’uomo. Ma, rispetto alle alleanze umane, Dio si mantiene fedele sempre e non ritratta la sua Parola, anche se noi ci allontaniamo da Lui.
3. Nell’Antico Testamento l’alleanza veniva sancita attraverso il sangue. Ora Gesù, nell’Ultima Cena, riprende le parole pronuncia-te da Mosè: «Questo è il sangue dell’alleanza», ma stabilisce un legame più profondo con i suoi, perché all’improvviso dice: «Prendete e mangiate, questo è il mio corpo… questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza».
L’alleanza definitiva è sancita non in virtù del sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del sangue di Cristo sparso una volta per sempre.
Gesù esplicitamente offre se stesso in sa-crificio, dona la sua vita per i suoi amici, il suo corpo e il suo sangue.
4. Il racconto dell’evangelista Marco mette in special modo in evidenza il contesto nel qua-le avviene questo gesto eucaristico di Gesù: Giuda che tradisce, Pietro che rinnega, i disce-poli che si allontanano…
L’amore di Cristo, così, getta luce sulle mancanze e brutture di noi, uomini di Chiesa. Alla luce del Signore, non dobbiamo temere di riconoscere i nostri peccati, le ferite alla comu-nione ecclesiale, la tiepidezza. Tutto ciò offusca la bellezza della Chiesa, sposa di Cristo e la sua testimonianza.
L’Eucaristia, memoriale del mistero pa-squale, ci annuncia l’amore di Cristo fino all’estremo, mentre noi siamo infedeli.
E la potenza del mistero pasquale è po-tenza di amore e di perdono, capace di riscat-tarci, di risollevarci, di condurci verso la santità, che il Signore vuole per ciascuno di noi.
Questa è anche l’esperienza di san Paolo: «La mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debo¬lezza» (2Cor 12,9). La potenza che ci viene comunicata vince la morte e ci rivela l’amore eccessivo, infinito del Signore.
5. Il sacrificio di Cristo è l’unico e vero sa-crificio che permette a noi uomini di instaurare o ritrovare il rapporto con Dio. Per questo la Scrittura parla di Nuova Alleanza.
Diciamo ancora che questa Alleanza è nuova ed eterna. È valida - per così dire - per sempre. L’Eucaristia ci dà la certezza di vivere già su questa terra, come in cielo - non perché i cristiani debbano vivere come sospesi tra le nuvole, tutt’altro! - anzi questo sacramento ci dà la certezza che nella nostra vita qualcuno ha già vinto.
Siamo trasferiti nei cieli con Lui e, nu-trendoci di Lui noi sediamo alla destra del Pa-dre, siamo partecipi della vita divina.
Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia dovremmo dunque non solo ricordare i benefici ricevuti, le opere meravigliose di Dio, ma anche essere proiettati verso la vita futura, verso l’éscaton.
6. Tra poco, mangeremo del corpo del Si-gnore e lo accompagneremo per le strade della città. Vogliamo esprimere pubblicamente la nostra fede e con devozione adorare il Santis-simo Sacramento.
La partecipazione liturgica ci rimanda alla nostra vita quotidiana: la comunione con Cristo non può non sfociare nella comunione con i fratelli. Dobbiamo mettere ogni impegno per crescere in questa comunione ecclesiale in mo-do tale che l’aria che si respira nella nostra Chiesa sia di stima, rispetto, amore, andando oltre simpatie o antipatie e cogliendo il frutto dello Spirito presente in ciascuno.
Infine, la comunione con Dio non può non avere un risvolto sociale, di accoglienza, di promozione del bene comune.
Il dono che Gesù fa di se stesso donando il suo corpo deve suscitare in noi lo stesso dono di noi stessi in una società che ha bisogno e-stremo di persone veramente libere da egoismi di parte, capaci di donare il sangue, la vita per la propria gente.
Che il Signore ci conceda il dono di que-sta testimonianza. Amen.

