gen 02 2010

Omelia - Solennità della Madre di Dio - Giornata Mondiale della Pace

Lamezia Terme, Cattedrale, 1 gennaio 2010 ore 18,30

1.      «Non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio sei anche erede per grazia di Dio».

Carissimi, Buon Anno! È l’augurio che risuona oggi nelle nostre case. È un augurio sigillato dalla presenza della Madre di Dio. Infatti la Chiesa, in questo giorno, vuole celebrare la maternità divina della Madre di Gesù. La festa della Madre dunque è strettamente legata a quella del Figlio. A otto giorni dalla celebrazione della nascita del Figlio di Dio nella carne umana, noi veneriamo la Madre e impariamo anche noi a diventare figli nel Figlio.

2.      Cosa vuol dire essere figli? Prima di tutto è l’esperienza che ci accomuna tutti. Tutti noi che siamo al mondo, lo siamo in quanto figli di coloro che ci hanno generato: consideriamo dunque i genitori con senso di gratitudine!

Il figlio è colui che riceve la vita dall’altro, dall’alto, non se la può dare da solo. «Tutto mi è stato dato dal Padre mio», dirà Gesù. Il figlio è colui che gode di vivere nella casa del Padre, che si sente amato e quindi protetto, custodito, da una presenza benevola che lo fa crescere.

Essere figli significa ancora essere in relazione con coloro che ci hanno generato.

Anche lo schiavo ha una relazione, ma di dipendenza, di subordinazione passiva, di sudditanza. Il suo non è un rapporto di libertà.

Il figlio, invece, condivide, cioè partecipa degli stessi doni della casa paterna di cui diventa, a sua volta, responsabile. «Il Padre ama il Figlio e gli manifesta tutto quello che fa» (Gv 5,20).

Questa è l’eredità che riceve, che dovrà tutelare ed espandere affinché anche gli altri discendenti vivano, e possano realizzarsi appieno.

Vivere così significa vivere un’esperienza di benedizione, per cui ringraziamo Dio per tutto ciò che ci ha donato, guardiamo con fiducia il futuro, viviamo con piena responsabilità il presente.

3.                In occasione dell’inizio del nuovo anno, la Chiesa celebra anche la Giornata della Pace e il Papa rivolge a tutto il mondo un messaggio.

«Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato» è il tema di quest’anno. Il rispetto del creato è di grande rilevanza per tutto il genere umano. Se infatti «a causa della crudeltà dell’uomo sull’uomo, numerose sono le minacce che incombono sulla pace e sull’autentico sviluppo umano integrale…, non meno preoccupanti sono le minacce originate dalla non curanza - se non addirittura dall’abuso - nei confronti della terra e dei beni naturali che Dio ha elargito».

Queste parole del Santo Padre ci scuotono e ci spronano. Molti di noi potremmo dire: ma cosa possiamo fare rispetto a questi grandi problemi?

Ma se qui, a Lamezia Terme città, come nei comuni e nelle contrade del circondario, nelle nostre diversificate eppur vivaci realtà civili, non riusciamo a superare lo scoglio della “noncuranza”, “dell’indifferenza”, dello “spreco consumistico”, senza un’oculata vigilanza sui beni che possediamo “come figli”, sulla natura che ci circonda, che è un bene prezioso per tutti (a partire dalle spiagge e il mare - puntualmente oggetto di polemica ma mai di fattivo risanamento!), se non entriamo in una mentalità nuova, non potremo vivere un anno nuovo: “nuovo” nel senso che sia diverso e migliore del precedente!

Ci vuole l’impegno di tutti.

Noi oggi, nella festa della Madre di Dio, vogliamo chiedere al Signore che ci doni uno spirito da figli, uno spirito di chi si sente responsabile di ciò che di bello, buono e vero ha ricevuto e che a sua volta desidera giustamente lasciare alle generazioni future. Noi vogliamo chiedere che lo spirito del messaggio del Papa entri nella città e anche in ogni comune del nostro territorio.

Le parrocchie, i movimenti ecclesiali e i gruppi laicali sono chiamati ad essere lungimiranti, accogliendo e trasmettendo amorevolmente i doni del creato ricevuti in eredità. Se impariamo a rispettare l’ambiente che abitiamo e nel quale viviamo, impareremo a rispettarci come persone e come fratelli.

4.                L’uomo infatti all’origine è stato creato e collocato nel giardino dell’Eden perché lo coltivasse e lo custodisse, ma con il peccato egli è venuto meno a questa chiamata. Allo stesso tempo, dopo aver consumato l’omicidio di Abele, quando Dio chiede a Caino di suo fratello, la risposta doppiamente menzognera è: «Sono forse il guardiano di mio fratello?».

Chi infatti sa di essere figlio, scopre anche di avere dei fratelli. E noi siamo chiamati non solo a custodire il creato, ma anche ad essere custodi del fratello, il quale tra tutte le creature rappresenta il bene e il valore sommo. È l’unica via per uscire dalla logica cainica che è fratricida!

Nel messaggio per la giornata mondiale della pace, Benedetto XVI ci ricorda che siamo di fronte a palesi crisi dell’ecosistema e della convivenza pacifica, ribadendo che: «Non è difficile (…) costatare che il degrado ambientale è spesso il risultato della mancanza di progetti politici lungimiranti o del perseguimento di miopi interessi economici» (n° 7).

Il papa, inoltre, ci sprona a considerare che «appare sempre più chiaramente che il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi, gli stili di vita e i modelli di consumo e di produzione attualmente dominanti, spesso insostenibili dal punto di vista sociale, ambientale e finanche economico» (n° 11).

In questo nuovo anno, dunque, rinnoviamoci tutti nel chiedere al Signore di aiutarci a operare nel bene, ad uscire - ognuno per la sua parte - dagli interessi di potere individualistici, egoistici e quindi mortiferi, i quali causano conseguenze per cui la terra non appare più la nostra casa comune.

Impariamo dalla Madre di Dio che sa offrire al mondo il suo Figlio in totale dono, che sa custodire ogni parola che esce dalla bocca di Dio, che sa ammirare stupita le grandi opere che Dio compie proprio nei piccoli, in coloro che si affidano a Lui! Amen.