nov 26 2009

Omelia - S. Messa d’inaugurazione della Catechesi programmata dal Movimento Apostolico

Cattedrale di Lamezia Terme, 25 novembre 2009 ore 18,30

1.      Saluto monsignor Costantino Di Bruno, assistente ecclesiastico centrale del Movimento Apostolico, don Tonino Fiozzo, assistente diocesano, i presbiteri e i diaconi presenti, e tutti voi qui convenuti in questa Santa Messa, con la quale si inaugurano gli incontri annuali di catechesi del Movimento Apostolico.

2.      La liturgia della Parola odierna ci presenta il re Baldassàr e la sua corte che si abbandonano al culto idolatrico degli «dèi d’oro, d’argento, di bronzo, di ferro, di legno e di pietra». Il Signore interviene attraverso il segno misterioso delle dita che scrivono sulla parete del palazzo e poi attraverso il suo inviato, Daniele.

Sulle sue labbra il Signore pone una parola profetica, che aiuta il re a leggere la propria vita con la luce che viene da Dio.

Daniele smaschera le scelte idolatriche del re e la loro inconsistenza.

Carissimi, l’idolatria è una tentazione costante, di tutti gli uomini e di tutti i tempi: consiste nel sostituire a Dio, all’adorazione di lui solo, i beni materiali, gli affetti, il proprio io, il potere, il piacere, l’apparire. Perfino la propria esperienza religiosa può talvolta essere così assolutizzata, da divenire un idolo:«Gli idoli delle genti sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo»

E si può essere schiavi dell’idolatria, senza esserne consapevoli, illudendosi che ciò che si fa è per il bene. Quale bene?

Talvolta, anche tra coloro che si ritengono ” fedeli”, “religiosi”, permangono scelte idolatriche, senza averne però un’adeguata coscienza. Viviamo un tempo di relativismo e di oblio, sia del senso di Dio che del senso del peccato. Cosicché si è religiosi ma non credenti; si vivono i comandamenti come regole fiscali, ma senza assumerne fino in fondo la portata liberatrice!

3. Un vero itinerario di conversione conduce, invece,  a conoscere se stessi, gli inganni e i compromessi che si annidano nel proprio cuore. Che cosa risponde il discepolo di Cristo alle domande: quali sono oggi, concretamente, i tuoi idoli? Pensiamo forse di essere “arrivati”, illudendoci di essere senza peccato? In chi riponiamo la nostra fiducia? Sul Signore e sulla sua infinita misericordia o sulla nostra presunta bravura?

La storia dei santi ci mostra che essi confessavano di essere peccatori. E non era un modo di dire, né falsa umiltà! Più si sta vicini a Cristo, il sole che illumina le nostre tenebre, più le nostre tenebre si manifestano in tutta la loro realtà. Ma esse sono vinte dall’amore gratuito di Colui che per noi è morto ed è risuscitato.

Non c’è peccatore che Cristo non ami gratuitamente e che non possa incontrare, guarire e riscattare. Egli infatti non è una bella idea o una dottrina, ma una persona vivente, il Signore.

Cristo, infatti, «svuotò se stesso assumendo una condizione di servo» (Fil 2,7): egli, che si è fatto simile a noi in tutto, eccetto il peccato, ha assunto la condizione del servo, dello schiavo.

Daniele rende al re Baldassàr un servizio di verità, a prezzo della sua vita, illuminando il re sulla sua reale situazione. Anche noi oggi abbiamo bisogno di questo richiamo profetico. Dobbiamo esserne consapevoli: siamo anche noi bisognosi di conversione.

4.      La Chiesa, infatti, non è l’assemblea dei perfetti, ma di poveri peccatori, che però hanno sperimentato nella propria vita l’amore gratuito del Signore e quanto sia bello seguirlo.

L’annuncio della Parola di Dio, la catechesi, i sacramenti, la vita all’interno della comunità ecclesiale, ma anche la presenza nei vari ambienti sociali e di lavoro, sono i mezzi e i luoghi in cui il Signore ci parla, ci incontra e cambia il cuore, nostro e dei nostri fratelli.

E la conversione che Cristo suscita non è mai superficiale, ma profonda e radicale!

La pagina evangelica che abbiamo ascoltato poco fa presenta le conseguenze di un’adesione radicale al Vangelo: le ostilità, perfino da parte delle persone più care. Ma altro sono le persecuzioni che derivano dai nostri peccati, altra è l’opposizione che ci viene a causa dell’adesione a Cristo. Quest’ultima è fonte di beatitudine. Dice Gesù: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo» (Lc 14,26).

5. Desidero pertanto cogliere questa occasione di incontro per darvi alcune indicazioni.

La prima è questa: siate testimoni della gratuità dell’amore di Dio e promuovete così un itinerario di fede che vada in profondità, che aiuti a conoscere sé stessi e i propri peccati, a prendere in mano la propria vita e a cambiare nel concreto direzione.

Il rapporto con il denaro, con gli affetti, con le ferite della propria vita vissuta: tutto va rivoluzionato e convertito a partire dal rapporto con Cristo. È Lui il nostro riferimento!

Colgo la seconda indicazione dal vostro tema annuale: Appartenenza ecclesiale e corresponsabilità pastorale. Siate sempre più docili e obbedienti alla voce del vescovo, che è garanzia di vera ecclesialità.

E cercate la comunione con tutte le componenti della Chiesa. Secondo quanto ricordava Benedetto XVI alla Diocesi di Roma alcuni mesi addietro, occorre promuovere gradualmente la corresponsabilità di tutti, specie dei laici «passando dal considerarli “collaboratori” del clero a riconoscerli realmente “corresponsabili” dell’essere e dell’agire della Chiesa, favorendo il consolidarsi di un laicato maturo e impegnato» (BENEDETTO XVI, Discorso, 26 maggio 2009).

In questa direzione - e concludo - vivete la vostra identità in comunione con tutte le altre realtà carismatiche che lo Spirito Santo sta suscitando.

Stimate e valorizzate, nelle parrocchie, le altre espressioni della creatività dello Spirito, che non rende una la Chiesa annullando le differenze, ma crea l’unità attraverso una varietà di doni e carismi. Sappiate esercitare uno spirito di vera collaborazione con tutti e di corresponsabilità.

E la Vergine Maria accompagni il vostro cammino e il cammino di tutta la nostra Chiesa. Amen.