feb 18 2010

Omelia - Mercoledì delle Ceneri Cattedrale, 17 febbraio 2010 ore 18,30

1. La celebrazione delle Ceneri è la porta che ci introduce nel cammino della Quaresima, tempo forte di rinnovamento e di conversione, per arrenderci all’Amore che salva.
La liturgia odierna è come un grido, una tromba che ci offre le note, le modalità, gli o-rientamenti per accogliere la Pasqua che viene a noi.
Certamente, la Quaresima è un cammino caratterizzato dalla lotta, dal combattimento contro tutto ciò che contraddice l’amore verso Dio e l’amore verso il prossimo. Siamo tutti costantemente tentati dall’ idolatria.

2. Esorta il profeta: «Così dice il Signore: “Ritornate a me con tutto il cuore”». Caris-simi, rimettiamoci in cammino, ritorniamo al Signore con tutta la nostra vita, convertiamoci a Lui.
Questo non significa tanto rimboccarci le maniche, quasi che tutto dipenda da noi, dal nostro impegno, dai nostri sforzi, dalla nostra buona volontà.
Paolo ci esorta in modo accorato:«In nome di Cristo, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi sup-plichiamo in nome di Cristo: lasciatevi ri-conciliare con Dio» (2 Cor 5,20).
Teniamo ben presente che l’iniziativa del-la salvezza parte sempre da Dio: è Lui che cerca, rincorre l’uomo che vive in una morte pro-fonda, nel non senso. È la morte che si speri-menta a causa della separazione dalla fonte della vita, da Dio, dall’Amore: siamo così smarriti, disorientati, insoddisfatti, in cerca di vere ri-sposte, di verità.
Ci ritroviamo come paralizzati nella nostra impotenza, con dentro il cuore un dissidio causato dal riconoscere il bene, l’amore e il non riuscire a praticarlo. Davvero, «Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nem-meno a comprendere chi egli sia» (Caritas in Veritate, n° 78).
Ma Dio non ci abbandona. Egli non a-spetta altro che riabbracciare il peccatore, lo smarrito di cuore.
Certamente, non ci costringe, non opera con noi in un modo magico: è necessaria la no-stra adesione di fede e la nostra collaborazione. Dice il Signore: «Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20).

3. Allora, carissimi, arrendiamoci tutti di fronte all’amore di Dio perdona, libera, riscatta. Abbandoniamoci al suo amore gratuito.
La Quaresima diventerà allora, parados-salmente, una esperienza più gioiosa che triste: «Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!» (2 Cor 6,2).
Questo è un tempo che ci aiuta a prendere di peso la vita, a entrare nell’oggi della nostra realtà concreta e cogliere in esso ciò a cui il Si-gnore ci chiama.
La Parola di Dio, meditata e pregata ab-bondantemente in questo tempo, può infatti far luce in noi e stanare l’infelicità e il non senso negli anfratti più nascosti del nostro cuore, dove si consumano i peccati e si adorano gli idoli.
A nulla vale la nostra giustizia umana, la nostra onestà. Il cristiano ha bisogno di altro, è chiamato ad essere altro! Il nostro cuore è ma-lato! Lo dice il Vangelo: dal di dentro, dal cuore dell’uomo escono i propositi di male! Non ciò che entra nel cuore dell’uomo lo contamina, ma ciò che esce: violenza, egoismo, voglia di possedere tutto e tutti, orgoglio (cfr. Mc 7,14ss). Nel cuore dell’uomo nascono le cattive azioni, che inquinano le relazioni umane e rendono più ingiusto il mondo.
Il cuore ha bisogno di altro: ha bisogno di essere guarito dall’amore gratuito del Signore Crocifisso e Risorto!

4. E allora, ecco il momento favorevole! La Quaresima ci spinge a compiere un cammino di ritorno, di conversione (metánoia), di purifica-zione.
È un esodo che il nostro cuore è chiamato a compiere, dall’egoismo verso il dono di sé. Ciò significa fare esodo dalla chiusura all’altro, da quella tendenza che ci abita, a causa del peccato, a costruire una nostra “giustizia” sopra e contro il nostro prossimo, contro il bene co-mune, contro una crescita della città a misura umana e cristiana.
Giusti sono coloro che “aggiustano” la propria volontà alla volontà di Dio e non vice-versa, che adeguano Dio alla propria!
Sono giusti quei cristiani che sanno met-tersi in gioco coraggiosamente, nella ricerca e nello sforzo di sostenere il bene comune, il bene della città.

5. Chi inizierà in noi quest’opera? Come e con chi iniziare questo cammino di ritorno?
Cristo è il giusto che si è fatto ingiusto per degli ingiusti che siamo noi: «Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, di-ventando lui stesso maledizione per noi» (Gal 3,13).
È la giustizia della croce, del Cristo morto e risorto, dalle cui piaghe siamo stati guariti, Lui ha pagato per noi il prezzo del nostro riscatto: ci ha perdonati, amati gratuitamente!
Il Vangelo dell’amore crocifisso rimane l’unico criterio di azione per il cristiano, per il cittadino, fonte di vita e discernimento per in-traprendere la via della santità e per la costru-zione di una città più solidale, fraterna.
In questo tempo, il Signore vuole fare in noi non un’operazione di facciata, ma vuole far rinascere l’uomo nuovo, quello che rivoluziona evangelicamente la nostra famiglia, le nostre contrade, la nostra città. Nessuno demandi ad altri la propria parte, le proprie responsabilità nel vivere la vita nella città, dando invece ra-gione del proprio operato.

6. Fratelli e sorelle, convertiamoci! Facciamo ritorno al Padre con tutto il cuore. Nessuno dica: io sono giusto! Ma mettiamoci sincera-mente in atteggiamento di conversione!
Lasciamoci abitare dalla sua Parola: «La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ric-chezza. Con ogni sapienza istruitevi e am-monitevi a vicenda con salmi, inni e canti i-spirati…» (Col 3,16).
Convertirsi, credere al Vangelo, significa uscire dall’illusione della propria autosuffi-cienza. Nessuno creda di essere arrivato nella vita, di non aver bisogno di convertirsi. Nessu-no si riduca alla lamentela del momento storico nel quale viviamo.
Con sant’Agostino vi esorto: «Voi dite: i tempi sono cattivi, i tempi sono pesanti, i tempi sono difficili. Vivete bene e muterete i tempi» (Discorsi, 311,8).
Viviamo bene la nostra fede ogni giorno, allora i tempi saranno migliori. Viviamola in profondità e la nostra città, le nostre contrade ritorneranno ad avere un’anima, un nuovo svi-luppo per ogni uomo e di tutto l’uomo.
Scopriamo, in un vero digiuno, unito alla preghiera, sobrietà ed elemosina, la nostra po-vertà e quella degli altri… in una vera giustizia e carità, che risplendono nella Pasqua di Cristo morto e risorto, a cui va onore, potenza, gloria, nei secoli dei secoli. Amen