Omelia - Giornata delle Comunicazioni Sociali Lamezia Terme, chiesa di S. Caterina, 24.01.2010 ore 18,30
1. Celebriamo oggi in Diocesi la Giornata delle Comunicazioni Sociali. È un’occasione importante per riflettere su questa grande risorsa, sulle sue potenzialità e i suoi rischi.
Saluto cordialmente tutti i presenti, in particolare coloro che si trovano impegnati su questo fronte, delicato e affascinante. Grazie alle nuove tecnologie digitali che accelerano l’interscambio di informazioni e notizie, riusciamo a raggiungere gli angoli più remoti della terra “in tempo reale”. Si possono inoltre favorire i legami tra persone che vivono molto distanti, mettere in contatto ricercatori di diversi continenti, accedere a documenti e fonti per la ricerca.
Potremmo continuare nell’elenco dei benefici e dei vantaggi dei media, ma è necessario anche interrogarci sul modo di utilizzare questi strumenti. Infatti, non tutto ciò che è tecnicamente possibile è eticamente accettabile e praticabile. Non tutto giova al progresso e alla crescita personale e civile.
I media possono essere strumenti a servizio di un mondo più solidale e giusto o invece favorire il divario tra paesi ricchi e poveri, alimentare le ingiustizie, essere fonte di inquinamento per lo spirito: è un inquinamento «meno percepibile ai sensi, ma altrettanto pericoloso» (Benedetto XVI, Discorso, 8 dicembre 2009).
Per inoltrarci in questo discorso, diamo alla Parola di Dio, che è stata appena proclamata, lo spazio che le è dovuto, per lasciarci illuminare da essa.
2. «Gesù entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere».
Gesù ritorna al luogo delle sue origini, a Na-zaret e, nella sinagoga, legge e commenta un passo della Scrittura.
Questa modalità ci viene presentata con au-torevole evidenza anche dalla prima lettura.
La scoperta della legge provoca nel popolo commozione, ascolto, conversione, preghiera. La lettura e l’ascolto della Parola di Dio diventano normativi non solo informativi: il popolo sente una profonda attinenza tra ciò che viene proclamato e spiegato e la propria vita.
È significativo che il passo del libro di Neemia ci riporta all’epoca del dopo esilio: è iniziata la ricostruzione di Gerusalemme, ma non basta ricostruirne le mura. C’è bisogno dell’ascolto della voce del Signore: «Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori» (Sal 127,1). Per edificare la propria vita personale, la propria famiglia, il proprio ambiente, la città, non bastano le mura materiali.
C’è bisogno dell’ascolto del Signore, che egli ci tocchi il cuore, ci muova al pentimento, ci trasformi con la potenza liberante della sua Parola e dei suoi Sacramenti, capaci di convertire i nostri cuori egocentrici in cuori che amano.
E noi siamo fatti per amare.
Non parlo delle mistificazioni dell’amore, delle relazioni superficiali e passeggere, ma del centro dell’insegnamento di Gesù: amare Dio con tutto il cuore, la mente e le forze e il prossimo come se stessi (Mc 12,30-31).
3. Nel brano evangelico Gesù, seguendo la scia dei padri, legge e spiega un passo dell’Antico Testamento.
Si parla di un personaggio, consacrato dal Signore con l’unzione dello Spirito, che viene mandato a portare un buona notizia ai poveri, una notizia capace di liberare i prigionieri, di ridare la vista ai ciechi e dignità agli oppressi.
Possiamo immaginare l’atmosfera che si era creata nella sinagoga. Di chi sta parlando Gesù? Un silenzio carico di attesa scende su quell’assemblea riunita in preghiera: «Gli occhi di tutti stavano fissi sopra di lui».
In Gesù, le parole profetiche si realizzano, coincidono con la sua persona: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi».
4. Questa è la buona notizia che attendiamo. Gesù è la Parola vivente del Padre, Lui è la Pa-rola che realizza tutte le profezie. La sua autorevolezza gli viene dalla sua obbedienza al Padre, dalla forza dello Spirito che lo ha consacrato e inviato.
Perché scende il silenzio su questa assemblea? Perché avverte che ciò che Gesù dice è vero. Egli non fa proclami, non ci sono boati intorno alla sua persona, non mistifica la verità, la annuncia con fermezza.
Gesù è un vero comunicatore che consuma tutta la sua esistenza nel donare non idee, concetti, ma se stesso, la sua vita. Egli si dona per amore e ama tutti, nessuno escluso: perfino per il malvagio, il peccatore, il nemico.
Egli incarna nella sua persona e nella vicenda della sua vita terrena il Messia atteso, il vero liberatore d’Israele.
Gesù non manipola le coscienze, le costruisce, non è ambiguo ma parla con autorità, con “parresia”, con quella franchezza che avranno anche i suoi discepoli dopo la resurrezione.
5. Tutto questo ha una rilevanza anche per tutti noi e per voi, operatori del settore delle comunicazioni.
Le nuove tecnologie sono sempre più efficienti ed evolute. Ma questo non basta. È necessaria la spiritualità e l’etica di chi comunica, per rispettare e promuovere la dignità propria e altrui e favorire una vera crescita culturale.
Proprio in quanto operatori dei mass media, vi esorto a diventare sempre più promotori del rispetto della dignità della vita e della persona umana, perfino quando è fragile, malata, ancora nel grembo, morente, senza discriminazioni di sorta. Sarete così costruttori della civiltà dell’amore.
Questo significa, tra l’altro, evitare di amplificare il male ed intossicarcene fino a farci abituare ad esso, non confondere l’esperienza soggettiva con la verità, non alimentare il relativi-smo etico galoppante, non diffondere parole e immagini volgari e degradanti, che alimentano l’odio e mercificano la dignità della persona o il dolore.
Talvolta si confonde la comunicazione con l’ansiosa ricerca di fatti nuovi, perfino inventati, magari degradanti e deplorevoli quanto a contenuto e forma!
La comunicazione ha poi la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla con il suo potere persuasivo, condizionando la mentalità con la forza della suggestione che crea dipendenza e non libertà.
5. Carissimi, svolgete il vostro lavoro di comunicazione sempre per il bene, per la ricerca del vero e del bello. Avete una stupenda risorsa nelle vostre mani!
Papa Benedetto XVI, nel suo insegnamento, ci offre chiavi di lettura importanti circa le pos-sibilità e l’ambiguità del progresso in questo campo. Vi rimando al suo Magistero, perché non siano svilite le inedite potenzialità di bene dei media in abissi di male.
È pertanto urgente che chi lavora in questo settore sia animato da alti valori spirituali, dalla retta coscienza, dalla ragione e dalla fede, che salvaguardano e promuovono il rispetto per la persona umana, la sua dignità e quindi nutrono amore per tutto il creato.
Parafrasando la prima lettura, possiamo dire che non basta costruire una trasmissione, un articolo o un sito internet: occorre la Parola di Dio, un cuore aperto a Dio e ai fratelli, che cerca la carità nella verità. Così si edifica il bene, si diventa veicolo della civiltà dell’amore e non si inquinano le coscienze, non si aliena l’uomo, non lo si aiuta a smarrirsi nella selva oscura dell’oblio di Dio e dei valori.
La Chiesa guarda con stima al vostro lavoro ed è grata ai tanti di voi lo svolgono con serietà e responsabilità e sono veicolo di una cultura umana e umanizzante!
Chiediamo al Signore per intercessione di S. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, che possiate impegnarvi a servizio di una comuni-cazione che promuove il bene e aiuta tutti i cer-catori di senso della vita, a trovarlo. Amen.

