9 novembre: Le istituzioni testimoniano il no alla criminalità mafiosa, agli attentati, alle intimidazioni
Il messaggio del Vescovo
Ringrazio di cuore l’Amministrazione Comunale di Lamezia Terme, e il Sindaco Professor Gianni Speranza,
per avermi invitato a questo significativo incontro tra le istituzioni e la società intera coi loro rappresentanti,
che saluto cordialmente, impegnati a far fronte, insieme, a poteri mafiosi, prepotenti, disumani e disumanizzanti.
La nostra Chiesa partecipa con consapevolezza e responsabilità alla costruzione del bene comune della città e del comprensorio, e vede che sta sempre più crescendo e maturando una comunità civile, religiosa e laica,
un popolo di uomini e di donne, di giovani e vecchi, con una coscienza che si ribella risolutamente,
se pur con la “mitezza” di Cristo, alla prepotenza, alle oppressioni, alle minacce e alle intimidazioni.
Cresce il numero di coloro che, cittadini e cittadine, trovano il coraggio di denunciare il racket, e di opporsi a sudditanze e clientelismi vari.
Questo dato, che avvertiamo come un «segno dei tempi», non scontato per la nostra gente, è da sostenere e curare, perché una tale coscienza non si improvvisa ed è frutto di un lungo lavorio di supporto di associazioni e privati, che costruiscono col loro stesso modo di essere e con le loro scelte di vita, il bene comune.
Gli equilibri, purtroppo ancora fragili, di libertà e di democrazia esistenti sui nostri territori, devono essere sostenuti, incoraggiati, promossi.
La libertà d’impresa e delle personali scelte di vita, sono valori umani e sociali fondamentali, sono diritti e doveri sacri, sono dimensioni insopprimibili della vita personale e comunitaria, culturale e politica.
Cosa saremmo, singolarmente e collettivamente, senza la libertà e la democrazia?
È quindi straordinariamente importante fare un fronte comune di soggetti con culture e civiltà politiche solidali, di difesa dei diritti e doveri di cittadinanza, di tutela delle libertà e della partecipazione democratica.
Oggi siamo qui convocati dall’Amministrazione comunale per esprimere una politica di confronto democratico libero.
È necessario aver fiducia nella politica, quella che si fa garante del bene comune che poi è il bene di tutti e non interesse di pochi!
Non possiamo pensare e non vogliamo credere che la Politica con la «P» maiuscola si faccia estorcendo voti,
o confidando in maggioranze senza persone all’altezza, o ottenendo deleghe in bianco!
Eppure sembra che esista chi pensa così; c’è chi ritiene che con violenze e intimidazioni si possa comprare o comprimere la libertà e la democrazia.
Ed esiste anche chi si svende, mercanteggiandole.
La nostra Chiesa fa appello alle coscienze e alla formazione delle coscienze.
Essa si spende primariamente nell’educazione.
Chi sono i nemici della città?
Coloro che colpiscono le persone, danneggiano imprese e negozi?
O forse anche chi immette timori e paure nelle famiglie?
Forse chi fa minacce intimidatorie o chi corrompe i giovani con promesse ingannevoli
di soldi facili, di vita agiata, di valere al di sopra dei coetanei?
Non solo le organizzazioni di stampo mafioso, fanno tutto ciò.
Questi nemici non sono fuori di noi; sono nella nostra mentalità; questi nemici sono dentro il cuore umano,
sono dentro di noi!
Non dobbiamo temere dunque di metterci in discussione!
Occorre recuperare un’educazione autorevole della persona.
I grandi sistemi di ogni genere sono fatti da persone e hanno dietro persone; allora puntare sull’educazione, oggi, significa porre in atto un vero cambiamento di rotta.
La Chiesa, insieme alla società e alle Istituzioni, sa che possiamo guardare avanti con speranza umana e cristiana a un domani da costruire, se prendiamo coscienza che dobbiamo ripartire da noi.
Libertà e democrazia, certo, vanno difese strenuamente non solo nei momenti di crisi: piuttosto andrebbero partecipate giorno dopo giorno.
Mettiamo in moto non solo e non tanto strategie difensive, ma soprattutto le coscienze.
Libertà e democrazia vanno apprese, conosciute, esercitate.
Non si nasce liberi e democratici: come alle altre virtù umane, alla libertà e alla democrazia ci si educa.
Non sono valori di riserva o, come direbbero gli sportivi, da tenere in panchina: libertà e democrazia vanno allenate, vanno formate, educate nella coscienza e nella vita concreta di tutti i nostri giorni.
Non dobbiamo mai avere paura della formazione delle coscienze!
Alla formazione delle coscienze così intesa, al bene comune della convivenza civile solidale, a una polis sempre più libera, giusta e fraterna, la Chiesa può, deve e desidera offrire il suo umile fattivo contributo.
Le forze nemiche dell’uomo sono quelle che hanno paura non della dottrina della Chiesa, ma della sua forza educativa e testimoniale.

