set 28 2009

Messaggio del Vescovo agli insegnanti e agli studenti per l’inizio dell’anno scolastico 2009-2010

Carissimi studenti e carissimi insegnanti,
con queste righe desidero raggiungere ciascuno di voi, per farvi gli auguri di un proficuo lavoro e un rinnovato impegno nello studio per questo nuovo anno scolastico.

In particolare c’è una frase del profeta Isaia che mi ritorna spesso in mente in questi giorni: «Parlate al cuore di Gerusalemme» (Is 40,1). Isaia si rivolge alle guide della comunità, del popolo, a tutti coloro che devono rivolgere una parola ad altri. Parlate al cuore.

Con questa espressione non si intende un discorso sentimentale, ma un discorso toccante, capace di raggiungere l’altro in ciò che vive e sente. Una parola raggiunge il cuore della persona a cui si rivolge, quando è una parola vera non menzognera, quando è schietta, quando colui che la pronuncia è veramente autorevole.

Chi di noi può dirsi tale? Per quanto mi riguarda so che solo un uomo, Gesù Cristo, ha vissuto in questa coerenza di parole e opere fino al dono della sua vita per noi.

So anche che nella cultura contemporanea, si vuole annullare di fatto la figura di Gesù, emarginarla dalla vita, pensando così di essere “neutri”. Ma nella vita non puoi essere neutro, ti devi esporre, ti devi compromettere, devi esprimerti.

A voi insegnanti dunque è affidato un compito difficilissimo e splendido: quello di formare le coscienze dei vostri allievi perché diventino uomini e donne liberi, capaci di assumere le scelte della vita e di affrontarla con tutta la responsabilità che essa richiede. La scuola oggi ha troppo abdicato al suo compito educativo cercando di eliminare quell’elemento di fatica e di impegno che lo studio richiede; spianando le strade, abbiamo evitato ai ragazzi l’impatto con la realtà, spesso dura, della vita. Occorre cambiare rotta. Occorre non evitar loro i problemi, ma accompagnare, aiutare ad affrontarli. Sono molto vicino a quanti tra voi quest’anno non hanno al possibilità di insegnare, per la contrazione dei posti, e vivono in prima persona una crisi non facile.

A voi studenti il compito di lasciarvi guidare senza essere troppo reattivi davanti al mondo adulto. Si sa che ogni processo di crescita implica una separazione, spesso un contrasto, ma le divergenze, inevitabili, devono sempre essere ricondotte in un progetto unitario che è il Bene per tutti e non gli interessi di parte di qualcuno. Entrate piuttosto in dialogo, cercate di “pensare” e di portare avanti con coraggio il vostro pensiero ma con l’umiltà (realtà difficile) di mettervi in discussione, di ascoltare, di proporre, di essere positivi.

Io sono certo della vostra capacità di ricerca e di studio. Non temete la fatica e l’impegno e lo sforzo che comporta il saper esprimere un concetto, un’idea, il vostro pensiero. Ciò che vale deve essere cercato con perseveranza.

Mi appello al vostro desiderio interiore di felicità e di vita. Essa non la si trova a buon mercato, anche se molti ce la presentano così; essa è frutto piuttosto di un lungo lavorio interiore, anche di sacrificio, di dono di sé.

So benissimo di aver usato termini forse poco di moda oggi, ma certamente veri e molti di voi, che attraversano tante situazioni difficili, lo hanno sperimentato.

Per questo ho pensato che oltre i vostri genitori e insegnanti, anche io non potevo sottrarmi al compito di parlare al vostro cuore.

Vi auguro di mettere ogni impegno per la vostra crescita. Solo così, ben preparati, saprete rendere salda la vostra vita e ne trarrà giovamento la società, e la nostra terra.

Di tutto cuore vi benedico.

+ Luigi, vescovo