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	<title>Diocesi di Lamezia Terme</title>
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	<description>Sito ufficiale della Diocesi di Lamezia Terme</description>
	<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 09:42:24 +0000</pubDate>
	
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		<title>«La presenza dei migranti costituisce un arricchimento per la nostra fede»</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 09:42:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«La mobilità è un dono per la costruzione del futuro della Chiesa e delle città». Monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Migrantes, è stato chiaro e diretto ieri a Lamezia Terme nel corso del convegno regionale sull&#8217;integrazione ecclesiale e civile dei migranti organizzato dalla Commissione Migrantes Calabria.
Nel suo intervento, l&#8217;alto prelato ha parlato di «attenzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«La mobilità è un dono per la costruzione del futuro della Chiesa e delle città». Monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Migrantes, è stato chiaro e diretto ieri a Lamezia Terme nel corso del convegno regionale sull&#8217;integrazione ecclesiale e civile dei migranti organizzato dalla Commissione Migrantes Calabria.<span id="more-702"></span></p>
<p>Nel suo intervento, l&#8217;alto prelato ha parlato di «attenzione educativa» che la Chiesa deve avere nei confronti dei migranti: «Una sfida e un cammino - ha detto monsignor Perego - in cui assumono particolare valore alcuni temi e luoghi, necessari per trasformare la cultura sociale e per costruire nuove sensibilità, superare pregiudizi e camminare insieme all&#8217;altro». Da qui l&#8217;appello del presule: bisogna passare dalla paura alla confidenza, dalla distanza all&#8217;incontro, dallo spreco al recupero, dall&#8217;emergenza alla quotidianità, dall&#8217;estraneo all&#8217;ospite, dal pregiudizio al giudizio, dal profitto alla gratuità. Anche se da sole le parole non bastano: «Occorre anche dare valore a dei luoghi del vivere ecclesiale e sociale - ha aggiunto - come il valore dell&#8217;esperienza, del segno, dell&#8217;ascolto, della libertà, del limite, della ricerca, della gratuità, dalla provvisorietà e del territorio». Monsignor Perego ha poi snocciolato i dati che riguardano i migranti in Calabria e in Italia. «Nel mondo - ha detto - sono in movimento un miliardo di persone; in Europa ci sono oltre 30 milioni di immigrati; in Italia sono presenti 5 milioni di persone provenienti da 198 paesi e in Calabria ci sono 60mila immigrati. Questi dati dimostrano come la mobilità sta cambiando la nostra vita, i nostri incontri - ha evidenziato il presule - ma non possono cambiare la nostra fede, che cresce nell&#8217;incontro con l&#8217;altro».</p>
<p>All&#8217;incontro di ieri hanno preso parte, tra gli altri, il vescovo incaricato dalla Cec monsignor Antonio Cantisani, il segretario della commissione regionale Migrantes Antonino Denisi e Alfonsino Grillo, delegato della Giunta regionale per l&#8217;Immigrazione, che in particolare ha annunciato la volontà della Regione di incrementare il turismo identitario ed etnico per favorire il ritorno in Calabria dei tantissimi emigrati.</p>
<p>GAZZETTADELSUD Luigina Pileggi</p>
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		<title>Quattro giorni di preghiera penitenza e devozione a Conflenti</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:15:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ancora una volta l&#8217;ultimo weekend d&#8217;agosto è stato consacrato da molte persone, come vuole la tradizione, alla visita del santuario della Madonna di Visora, detta comunemente della Quercia. Un culto quello mariano conflentese che investe non solo i paesi limitrofi, ma anche altre province. Molti gli emigrati ritornati puntualmente per assistere ai festeggiamenti. Tanti coloro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora una volta l&#8217;ultimo weekend d&#8217;agosto è stato consacrato da molte persone, come vuole la tradizione, alla visita del santuario della Madonna di Visora, detta comunemente della Quercia. Un culto quello mariano conflentese che investe non solo i paesi limitrofi, ma anche altre province. Molti gli emigrati ritornati puntualmente per assistere ai festeggiamenti. Tanti coloro che hanno raggiunto in pellegrinaggio la località del Reventino, per devozione, per voto, per semplice consuetudine.<span id="more-699"></span></p>
<p>Nello scorso weekend il paese per qualche giorno ha modificato il suo consueto aspetto per il massiccio afflusso di persone in automobile o in pullman. Un movimento di decine di migliaia di pellegrini, che ha reso difficile trovare un parcheggio e ha richiesto ai servizi uno sforzo enorme per soddisfare le esigenze di tanta gente. Ieri, giorno della cosiddetta festa &#8220;di cujintari&#8221;, con le ultime bancarelle rimaste e i visitatori ritardatari s&#8217;è archiviata l&#8217;edizione 2010 dei festeggiamenti mariani. Chi ha voluto visitare il santuario usufruendo di quell&#8217;appendice religiosa e commerciale dell&#8217;ultimo lunedì di agosto, giorno di sensibile minore affollamento, provenendo dal versante tirrenico e volendo evitare le lunghe code del controesodo ancora in atto sulla corsia nord dell&#8217;autostrada, ha dovuto scegliere il tortuoso percorso provinciale Nocera Terinese - S. Mango d&#8217;Aquino - Martirano Lombardo - Martirano - Motta Santa Lucia - Conflenti.<br />
Nel paese del culto della Madonna di Visora alle ore 13 c&#8217;era già la smobilitazione delle bancarelle. Ma l&#8217;interno del santuario ancora era addobbato a festa con tanti vasi di fiori intorno alla statua mariana, collocata temporaneamente su un lato dell&#8217;altare, sotto un magnifico baldacchino di metallo sovrastato da una corona. Questo, in attesa di riprendere ieri pomeriggio il consueto posto nella nicchia dietro all&#8217;altare. Dal 26 al 29 del mese il santuario è rimasto aperto pure di notte. Per far fronte all&#8217;afflusso della gente sabato e domenica scorsi è stato attivato un servizio-navetta, mentre un&#8217;autoambulanza con personale sanitario stazionava in prossimità del municipio. Dopo giorni di straordinario movimento di veicoli e persone, ieri il paese, dunque, cominciava a riprendere la consueta tranquilla fisionomia.<br />
I conflentesi sono assai attaccati a ciò che rappresenta la festa della Madonna di Visora a livello religioso ed economico. Tanto che in certi ambienti non è tollerata alcuna nota critica perfino sul numero delle bancarelle e delle persone presenti, perché la festa dell&#8217;ultima domenica di agosto è «un elemento decisivo per tutta la vita, sia economica sia sociale del paese». In concomitanza con i festeggiamenti mariani l&#8217;abitato si ripopola e si rivitalizza sul piano economico e sociale. A prescindere dalle bancarelle, tutti gli esercizi commerciali ne traggono beneficio, comprese ovviamente le attività inerenti alla prodotti tipici, quali i dolci. Ma la motorizzazione di massa ha inciso sull&#8217;usanza dei decenni scorsi che spingeva parecchi fedeli forestieri a pernottare alla meno peggio a Conflenti, in concomitanza con i festeggiamenti mariani. Coloro che ricordavano la frescura che nel passato sul sagrato del santuario era offerta da un gigantesco olmo campestre, di circa 700 anni d&#8217;età, giunto alla fine della sua vita negli anni scorsi, hanno notato con gioia che al suo posto cresce rigoglioso un &#8220;Ulmus minor miller&#8221;, donato alla comunità dall&#8217;orto botanico dell&#8217;Università &#8220;Federico II&#8221; di Napoli.</p>
<p>GAZZETTADELSUD Giovambattista Romano</p>
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		<title>Il culto della Madonna della Quercia richiama ogni anno migliaia di fedeli</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 08:04:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dissipate le preoccupazioni sulle difficoltà dei collegamenti viari, a seguito degli effetti del maltempo dello scorso inverno, il paese del Reventino anche quest&#8217;anno vivrà lo straordinario momento dell&#8217;ultima domenica di agosto: quello dei tradizionali festeggiamenti in onore della Madonna di Visora.
Un momento dell&#8217;anno assai atteso, anche per i risvolti di carattere economico, perché richiama migliaia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dissipate le preoccupazioni sulle difficoltà dei collegamenti viari, a seguito degli effetti del maltempo dello scorso inverno, il paese del Reventino anche quest&#8217;anno vivrà lo straordinario momento dell&#8217;ultima domenica di agosto: quello dei tradizionali festeggiamenti in onore della Madonna di Visora.<span id="more-697"></span></p>
<p>Un momento dell&#8217;anno assai atteso, anche per i risvolti di carattere economico, perché richiama migliaia di forestieri, di fedeli, di devoti. Giorni che mettono a dura prova i servizi pubblici della località, anche per la marea di veicoli e bancarelle che invadono l&#8217;abitato. Non deve stupire, quindi, che qualcuno nel passato abbia suggerito di trovare il modo di scaglionare l&#8217;afflusso dei pellegrini in un arco temporale più lungo. Quella dell&#8217;ultima domenica di agosto è una festa assai radicata non solo nei conflentesi, ma anche in tante persone del circondario. Per molti è un appuntamento conclusivo dell&#8217;estate, in vista della ripresa settembrina delle attività. Persiste la tradizione popolare del pellegrinaggio mariano, che in alcuni casi s&#8217;è ridotta, però, a una visita &#8220;mordi e fuggi&#8221;, favorita dall&#8217;ampia disponibilità dei mezzi di comunicazione, rispetto a un passato in cui tanti erano i pellegrini che pernottavano in loco. Comunque sia, il santuario di Conflenti continua a calamitare decine di migliaia di forestieri. Giungono da ogni dove per visitare il luogo di culto, rendere omaggio alla Madonna e partecipare ai riti religiosi. Il pellegrinaggio è così sentito nel circondario che per devozione, per voto, per grazia ricevuta alcuni fedeli sogliono percorrere a piedi, talora addirittura scalzi, chilometri e chilometri alla volta del santuario. Simbolo quest&#8217;ultimo di un culto che risale ai secoli scorsi. Si narra, infatti, che il 7 giugno 1578, in località Serra Campanara, al giovane pastore Lorenzo Folino sia apparsa la Madre di Dio, circondata da angeli, sulla cima di una vecchia quercia, manifestandogli la volontà che si costruisse una chiesa nel fondo Visora, dov&#8217;era una grossa quercia. Per questo la Madonna di Visora è chiamata Madonna della Quercia. La posa della prima pietra avvenne il 6 marzo 1580.</p>
<p>GAZZETTADELSUD (g.r.)</p>
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		<title>I parrocchiani di Accaria ricordano la figura di papa Giovanni Paolo II</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 08:02:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Domenica, in occasione della festa in onore di Maria Regina dell&#8217;universo e in ricordo dell&#8217;evento &#8220;L&#8217;eredità giubilare di Giovanni Paolo II, a dieci anni dalla fine del secondo millennio&#8221;, la parrocchia Santa Maria Immacolata di Accaria di Serrastretta ha vissuto una giornata all&#8217;insegna della fede. Nella mattinata la celebrazione eucaristica è stata dedicata agli imprenditori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica, in occasione della festa in onore di Maria Regina dell&#8217;universo e in ricordo dell&#8217;evento &#8220;L&#8217;eredità giubilare di Giovanni Paolo II, a dieci anni dalla fine del secondo millennio&#8221;, la parrocchia Santa Maria Immacolata di Accaria di Serrastretta ha vissuto una giornata all&#8217;insegna della fede. Nella mattinata la celebrazione eucaristica è stata dedicata agli imprenditori e nel pomeriggio alla legalità con la presenza delle forze armate e della polizia di Stato. Entrambe le celebrazioni sono state presiedute dal vescovo emerito di Lamezia Vincenzo Rimedio, delegato dal vescovo Luigi Antonio Cantafora, che ha evidenziato l&#8217;evento storico che ha vissuto la comunità di Cardolo.<span id="more-693"></span></p>
<p>Erano presenti i sindaci Rocchi Giuseppe di Feroleto, Renato Mascaro di Serrastretta, l&#8217;assessore comunale di Pianopoli Paola Chieffallo e nel pomeriggio oltre ad alcune rappresentanze delle forze di polizia, carabinieri e polizia penitenziaria. Nella mattinata alcuni imprenditori hanno donato per la chiesetta di Cardolo, dedicata a Giovanni Paolo II, una statua di due metri e 10 in vetro resina rappresentante il Papa. Notevole il contributo delle associazioni della protezione civile &#8220;Malgrado tutto&#8221; e la Rocca Nucifero di San Pietro a Maida, in quanto ha spiegato il parroco Tonino Fiozzo delle Chiese Santa Maria Immacolata di Accaria e di Cardolo «hanno svolto un servizio eccellente, sia per la sicurezza stradale, sostenuti in questo dalla polizia municipale di Feroleto e Serrastretta, sia per il trasporto della statua. Infatti, la protezione civile della Regione, diretta da Nicola Giancotti, ha messo a disposizione un fuoristrada per trasportare la statua di Giovanni Paolo II dalla chiesa di Accaria a quella sussidiaria di Cardolo». Nel corso della serata è stata fatta ascoltare una traccia audio in cui il Papa salutava Maria, con le parole pronunziate dall&#8217;angelo Gabriele. Un un rappresentante delle forze dell&#8217;ordine ha letto poi il messaggio tratto dal discorso che il Santo Padre ha rivolto ai militari e alle forze di polizia nell&#8217;anno giubilare. Dopo la messa i parrocchiani hanno offerto ai presenti un ricco buffet.</p>
<p>GAZZETTADELSUD Dora Anna Rocca</p>
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		<title>CONFLENTI: Madonna della Quercia, la festa si farà</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 13:37:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[CONFLENTI: Madonna della Quercia, la festa si faràNotizie rassicuranti sono giunte da Catanzaro in relazione al paventato rinvio dei festeggiamenti in onore della Madonna della Quercia di Conflenti. A seguito dei numerosi articoli apparsi sulla stampa locale, alcuni dirigenti del reparto viabilità dell&#8217;Amministrazione provinciale di Catanzaro hanno tranquillizzato il rettore del Santuario Mariano, don Adamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CONFLENTI: Madonna della Quercia, la festa si faràNotizie rassicuranti sono giunte da Catanzaro in relazione al paventato rinvio dei festeggiamenti in onore della Madonna della Quercia di Conflenti. A seguito dei numerosi articoli apparsi sulla stampa locale, alcuni dirigenti del reparto viabilità dell&#8217;Amministrazione provinciale di Catanzaro hanno tranquillizzato il rettore del Santuario Mariano, don Adamo Castagnaro, circa la condizione delle vie di comunicazione.<span id="more-690"></span></p>
<p>«Mi è stato comunicato - ha confermato il rettore in una nota - che tra pochi giorni inizierà l&#8217;iter per il ripristino della viabilità e che per la festa di fine agosto sarà tutto completato senza alcuna difficoltà o pericolo per i pellegrini che si recheranno al santuario in visita».<br />
Stando così le cose sembrerebbe, quindi, che anche la festa potrebbe aver luogo tranquillamente visto che don Adamo si è detto, tra l&#8217;altro, fiducioso di quanto comunicatogli dalla stessa Amministrazione provinciale.<br />
«Ovviamente - ha ribadito il sacerdote - non ho dubbi che la festa potrà svolgersi come da tradizione e senza problemi per i fedeli». A questo punto, pertanto, sembra definitivamente rientrata (e nel giro di pochi giorni) la diatriba sui festeggiamenti in onore della Madonna della Quercia il cui clamore, suscitato da un comunicato diffuso dal responsabile del santuario di Conflenti, aveva tenuto in ansia non solo i cittadini di Conflenti quanto anche i numerosi fedeli della Vergine di Visora che puntualmente ogni hanno giungono da tutte le parti della regione (e non solo) per assistere alle celebrazioni in suo onore e manifestando la propria devozione.</p>
<p>gazzettadelsud - Giovambattista Caravia</p>
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		<title>FALERNA: Apre di nuovo al culto la chiesa restaurata nella frazione marina</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 10:23:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La frazione Marina del comune di Falerna finalmente ha un edificio di culto più adeguato al ruolo non marginale a cui la cittadina aspira nell&#8217;ambito turistico comprensoriale. Non è la nuova e maestosa chiesa che nel passato si voleva costruire, ma la stessa che fu realizzata negli scorsi decenni, alla quale un intervento di ristrutturazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La frazione Marina del comune di Falerna finalmente ha un edificio di culto più adeguato al ruolo non marginale a cui la cittadina aspira nell&#8217;ambito turistico comprensoriale. Non è la nuova e maestosa chiesa che nel passato si voleva costruire, ma la stessa che fu realizzata negli scorsi decenni, alla quale un intervento di ristrutturazione ha donato un aspetto esteriore più gradevole e solenne.<span id="more-687"></span> È stata attuata solo una prima fase dei lavori di adeguamento con un ampliamento sul lato anteriore che, tinteggiato con la tonalità chiara dei templi importanti, ora non mostra più gli spogli pilastri del passato, ma quattro colonne parzialmente inglobate nella parete, due nicchie e quattro vetrate insieme con un centrato portone di legno. Spazio e luce maggiori all&#8217;interno, dove nei prossimi mesi, così è stato annunciato, saranno eseguiti lavori di ristrutturazione.</p>
<p>La nuova facciata è stata salutata dalla comunità con una cerimonia di benedizione. Dalla cappella di Villa Ventura, dove fino agli anni Sessanta si celebravano le funzioni religiose, una processione s&#8217;è mossa verso il ristrutturato edificio religioso di viale dei Normanni, al canto delle litanie dei santi e sotto la guida di una reliquia del corpo di san Francesco di Paola, patrono della comunità, per ricordare che ogni luogo di culto «è segno della Chiesa pellegrina sulla terra». Sul sagrato il clou della cerimonia. L&#8217;architetto Mario Barletta, nella qualità di direttore dei lavori, ha consegnato ufficialmente al parroco, don Aldo Figliuzzi, e alla comunità le chiavi dell&#8217;edificio, illustrando i criteri estetici e funzionali dell&#8217;intervento. Poi c&#8217;è stata la benedizione della struttura. Il rito è stato un&#8217;occasione di richiamo «alla consapevolezza che Cristo è il vero soggetto del culto e il centro della vita ecclesiale». Tanta la gente che ha assistito alla cerimonia. Per consentire che questa si svolgesse nella massima tranquillità, il tratto di strada provinciale antistante alla chiesa è stato temporaneamente interdetto alla circolazione veicolare. Quanto all&#8217;aspetto finanziario dei lavori di ristrutturazione, «si è puntato sulla liberalità dei fedeli che spontaneamente hanno deciso come e quanto aiutare la propria Chiesa».</p>
<p>GAZZETTADELSUD (g.r.)</p>
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		<title>Don Eugenio Zaffina festeggia cinquant&#8217;anni di sacerdozio</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 08:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Grande festa nella comunità religiosa lametina in occasione dei festeggiamenti dei cinquant&#8217;anni dall&#8217;ordinazione di don Eugenio Zaffina. Una settimana di preparazione all&#8217;evento giubilare, che ha visto una serie di giornate dedicate alla preghiera e alla riflessione. A partire dall&#8217;adorazione eucaristica, che si è tenuta tutti i giorni prima degli incontri di riflessioni.
Il primo appuntamento è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grande festa nella comunità religiosa lametina in occasione dei festeggiamenti dei cinquant&#8217;anni dall&#8217;ordinazione di don Eugenio Zaffina. Una settimana di preparazione all&#8217;evento giubilare, che ha visto una serie di giornate dedicate alla preghiera e alla riflessione. A partire dall&#8217;adorazione eucaristica, che si è tenuta tutti i giorni prima degli incontri di riflessioni.<span id="more-685"></span></p>
<p>Il primo appuntamento è stato dedicato al tema &#8220;Il sacerdote evangelizzatore e maestro&#8221; che si è tenuta venerdì, a cui è seguita la celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Natale Colafati. La santa messa è stata animata dal coro della parrocchia del Rosario. Sabato, invece, si è tenuto il convengo sul tema &#8220;Il sacerdote pastore e guida del popolo&#8221;, e anche questa volta, dopo l&#8217;adorazione eucaristica e la benedizione solenne guidata da don Vittorio Dattilo, è seguita la messa, animata da Pamela De Sensi che ha suonato il flauto. Domenica invece la riflessione è stata su &#8220;Il sacerdote liturgo e santificatore&#8221;; è seguita l&#8217;adorazione eucaristica e la benedizione solenne con la messa presieduta da don Armando Augello.</p>
<p>Un altro incontro è stato dedicato al tema &#8220;Il sacerdote edificatore di chiesa&#8221;, al termine del quale è seguita l&#8217;adorazione eucaristica e la benedizione, con poi la concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo monsignor Luigi Cantafora. La messa è stata animata dal coro parrocchiale di Bella del Movimento apostolico. Il culmine delle celebrazioni si è avuto martedì con la celebrazione giubilare, che ha preso le mosse dall&#8217;edificio scolastico di Bella, e che ha registrato la presenza dell&#8217;arcivescovo monsignor Mario Milano. La celebrazione giubilare è stata animata dal coro diocesano guidato da don Pino Latelli. Dopo la messa è seguito il rinfresco in Piazza Roma.<br />
«Vi sono grato per il vostro affetto e per la vostra preghiera che mi hanno accompagnato fino ad oggi - ha detto don Eugenio - ringrazio il vescovo e i sacerdoti per la loro presenza, così come ringrazio l&#8217;arcivescovo monsignor Mario Milano per la sua fraterna e amichevole presenza. Un grazie anche al sindaco e al Comune per la disponibilità del grande capannone, e tutti i parrocchiani».</p>
<p>GAZZETTADELSUD (l.p.)</p>
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		<title>La città festeggia i Patroni Pietro e Paolo</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 08:36:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[APPUNTAMENTI 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[Grande festa in città in occasione delle celebrazioni in onore dei patroni Santi Pietro e Paolo. Ieri mattina si è tenuta la santa messa concelebrata dal vescovo monsignor Luigi Cantafora, affiancato da tutti i sacerdoti lametini. La messa è stata officiata nella chiesa cattedrale, gremita di fedeli. In serata invece in migliaia hanno preso parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grande festa in città in occasione delle celebrazioni in onore dei patroni Santi Pietro e Paolo. Ieri mattina si è tenuta la santa messa concelebrata dal vescovo monsignor Luigi Cantafora, affiancato da tutti i sacerdoti lametini. La messa è stata officiata nella chiesa cattedrale, gremita di fedeli. In serata invece in migliaia hanno preso parte alla tradizionale processione che si è svolta per le vie principali della città. Festeggiamenti che si sono conclusi con i classici fuochi d&#8217;artificio. La comunità lametina è particolarmente legata ai Santi Pietro e Paolo.<span id="more-682"></span></p>
<p>Nel corso della Liturgia è stato conferito il ministero dell&#8217;accolitato al seminarista <strong>Carlo Ragozzino</strong>, della Parrocchia di San Raffaele Arcangelo in Lamezia Terme. Sono stati inoltre ammessi tra i candidati agli ordini sacri, il seminarista <strong>Domenico Coffani</strong> della Parrocchia della Pietà in Lamezia Terme e <strong>Frà Umile</strong> (al secolo Davide Caudana) dei Piccoli Fratelli della Via.</p>
<p><em><strong>Omelia - SS. Pietro e Paolo -  Cattedrale di Lamezia Terme, 29 giugno 2010 ore 10,30</strong></em></p>
<p>1. «Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode». Il Salmo apre oggi il nostro cuore alla benedizione e alla lode del Signore, per le meraviglie che ha operato nei santi apostoli Pietro e Paolo, colonne della Chiesa, patroni della nostra Diocesi. Non ci manchi mai la loro intercessione, mentre desideriamo metterci sulle loro orme.<br />
Saluto affettuosamente tutti voi, rivolgendo un pensiero particolare ai presbiteri. Ringrazio per la sua presenza S.E. Mons. Francesco Focardi, Vicario Apostolico di Camiri, che ci porta l&#8217;eco della Chiesa boliviana. Saluto ancora monsignor Antonio Parisi, consulente per la Musica Sacra della Conferenza Episcopale Italiana, che è a Lamezia per alcuni incontri formativi con i nostri cori. Grazie infine alle autorità civili, che sono qui intervenute.<br />
L&#8217;Anno Sacerdotale appena concluso ci spinge a portare nel cuore gli insegnamenti, gli am-monimenti e gli auspici del Santo Padre Benedetto XVI, perché si rinnovi il nostro zelo nel servizio ecclesiale.</p>
<p>2. Sono di aiuto alla nostra meditazione le parole della seconda lettera a Timoteo. L&#8217;esempio dell&#8217;Apostolo delle genti appare nel suo splendore, per tutti i fedeli e per noi sacerdoti in particola-re.L&#8217;orizzonte della morte di Paolo ormai vicina non ha affatto il sapore della disfatta, ma piuttosto del martirio, del compimento del dono di sé, che ha caratterizzato tutta la sua vita. La sua morte ri-vela il segno estremo della sua auto-donazione e apre alla speranza della meta ultima del cammino di ogni discepolo di Cristo. La morte sigilla così una vita spesa per amore del Vangelo e delle comunità ecclesiali.<br />
Giocarsi la vita, rischiare di persona, per amore di Cristo e del gregge, è ciò che deve carat-terizzare la nostra vita come sacerdoti. Sottolineava recentemente Benedetto XVI quanto sia impor-tante che i fedeli vedano nel prete non una persona che lavora in determinati orari, e poi conduce una vita egoistica, ma piuttosto - cito testualmente - «un uomo appassionato di Cristo, che porta in sé il fuoco dell&#8217;amore di Cristo» . Infatti, «la testimonianza resa con la vita qualifica il pre-sbitero e ne costituisce la più convincente predicazione» .<br />
Pensiamo alla grandezza e alla bellezza del nostro essere sacerdoti e del nostro ministero. Noi non siamo come gli impiegati di un&#8217;azienda. No! Siamo presenza sacramentale di Cristo: il Signore si serve di noi, poveri uomini, per continuare la sua presenza e la sua opera in questa generazione.</p>
<p>3. Allora, carissimi, mettiamo tutto il nostro impegno per corrispondere alla chiamata del Si-gnore, per vivere in modo degno della santità cui ci spinge il nostro battesimo e la nostra ordinazio-ne. Rendiamo più coerente ed efficace la testimonianza sacerdotale, con una vita fatta di coraggio evangelico e dedizione pastorale, senza rinchiuderci negli angusti confini del tornaconto personale. Si compia in noi la parola: «Mi divora lo zelo per la tua casa» (Sal 69,10).<br />
La missione apostolica di Paolo è paragonata ad una corsa e ad una lotta: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede». Ma l&#8217;Apostolo, nelle fatiche e nei pericoli, è rimasto fedele ai suoi impegni. Prosegue il testo: «Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto mi consegnerà in quel giorno». Paolo ci apre così alla prospettiva del cielo, alla meta del nostro pellegrinaggio. E ci rimanda alla fedeltà di Dio. La corona di cui parla è quella della giustizia: l&#8217;accento, più che sul merito dell&#8217;atleta, è sulla giustizia del Si-gnore, sulla sua fedeltà che non delude, né in questo secolo né in quello venturo. Preghiamo oggi che questa parola possa compiersi nella vita di ogni sacerdote, consapevoli che il nostro dono ridonda a vantaggio del nostro popolo e di tutta la Chiesa.</p>
<p>4. La cura del gregge è l&#8217;espressione concreta del nostro amore verso Cristo, il «pastore e cu-stode» (1Pt 2,25) delle nostre anime. Sulle orme del Cristo, il pastore bello e buono, che dona la vita per le pecore, il presbitero non rassomigli al mercenario, al quale «le pecore non appartengono» né «gli importa delle pecore» (Gv 10,12.13).<br />
La grandezza di un presbitero non consiste nell&#8217;ufficio che ricopre, che agli occhi degli uo-mini può essere più o meno importante. Non si misura secondo la centralità e l&#8217;estensione della sua parrocchia. Un prete è grande se nella propria vita non fa grande se stesso, ma il Signore, acco-gliendo in modo docile e obbediente la sua volontà e vivendo generosamente nel dono di sé.<br />
Non si può separare l&#8217;amore di Cristo dall&#8217;amore verso le pecore. Così scrive sant&#8217;Agostino a proposito del dialogo del Risorto con Pietro: «Pietro, mi ami? quasi a dire: Che mi offrirai quale prova che mi ami? [...] Come a dire: Questo mi darai, questa prova mi offrirai se mi ami: che tu provveda a pascere le mie pecore» .<br />
L&#8217;unità profonda con Cristo e la dedizione totale al gregge non si possono separare: non si dà l&#8217;una senza l&#8217;altra. Il tutto si esprime nella comunione ecclesiale: «Come il Signore nulla fece senza il Padre col quale è uno, né da solo né con gli apostoli, così voi nulla fate senza il vescovo e i presbiteri» . Ignazio di Antiochia ci rimanda poi all&#8217;unità profonda, all&#8217;intimità che siamo chiamati ad avere con il Cristo: «Accorrete tutti come all&#8217;unico tempio di Dio, intorno all&#8217;unico altare che è l&#8217;unico Gesù Cristo che procedendo dall&#8217;unico Padre è ritornato a lui unito» .<br />
È il Signore la sorgente, la radice del nostro apostolato. Ad immagine di Cristo e profonda-mente uniti a lui, i presbiteri possono buttarsi nella missione, spendendo se stessi, donandosi per amore della Chiesa, fino allo scandalo della croce.<br />
Anche voi, giovani seminaristi, che muovete i primi passi verso la vita presbiterale, conside-rate bene che «chi aspira al sacerdozio per un accrescimento del proprio prestigio personale e del proprio potere ha frainteso alla radice il senso di questo ministero» . Anche per noi vale la parola: «Chi vuole salvare la propria vita la perderà» (Lc 9,24). Il sacerdote che avesse di mira ambizione e successo finirebbe con l&#8217;essere prigioniero, schiavo del proprio io e dell&#8217;opinione altri, per cui, pur di non perdere la stima e la considerazione, tradirebbe la stessa verità: «Un sacerdote che veda in questi termini il proprio ministero, non ama veramente Dio e gli altri, ma solo se stesso e, paradossalmente, finisce per perdere se stesso» . Invece, fondamento della vita sacerdo-tale autentica è il coraggio di accogliere non la propria volontà, ma quella del Signore. Questo non significa affatto mortificare la propria singolarità, ma piuttosto entrare «sempre di più nella verità del nostro essere e del nostro ministero» .</p>
<p>5. Per entrare ogni giorno nella volontà di Dio e per ravvivare il dono ricevuto, è indispensabile impegnarsi nella formazione permanente e nella cura della vita spirituale. Coloro che disattendono la formazione, nascondendosi dietro pretesti, non cercano il bene alla Chiesa e non tengono in gran conto neppure la propria felicità.<br />
Il cammino formativo ci fa consapevoli che il Signore sempre ci è vicino con la sua fedeltà indefettibile. Scrive Paolo: «Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato la forza, perché io po-tessi portare a compimento l&#8217;annuncio del Vangelo». Ma l&#8217;intimità con il Signore va coltivata e amata. L&#8217;Ufficio delle letture ultimamente ci ha fatto meditare sulla figura di Sansone. L&#8217;uomo forte cede alle lusinghe della donna e svela il suo segreto, il segreto della forza che gli derivava dal Si-gnore. Invece, proprio questo segreto, questa intimità con il Signore va custodita, contro ogni insidia che proviene dalla carne, dal mondo e dal demonio. Invece, il ricercare divertimenti frivoli, il rincorrere le mode, l&#8217;ostentare originalità, l&#8217;apparire, non giovano a noi stessi e confondono gli stessi fedeli.<br />
Piuttosto, siamo chiamati a generare e a far crescere in noi il Cristo. Facendo un similitudine con Maria, sant&#8217;Ambrogio spiega che questo può avvenire purché l&#8217;anima «serbandosi senza mac-chia e libera dal peccato, custodisca con intemerato pudore la castità» . Questo &#8220;intemerato pu-dore&#8221; aiuti anche i presbiteri a custodire la vita di fede, il dono del sacerdozio e il celibato, per spendersi in modo davvero sponsale nel ministero.<br />
Del resto, talvolta si anche corre il rischio di buttarsi generosamente in molteplici attività pa-storali, che si fermano alla pre-evangelizzazione e non mirano a creare laici maturi, capaci di assu-mere responsabilmente la loro missione.<br />
Anche l&#8217;attivismo porta a trascurare la preghiera. Così più facilmente ci si può smarrire e può insinuarsi in noi una mentalità mondana, che spinge ad essere pigri e a mormorare, a cercare gratificazioni umane, ad attaccarsi al ruolo, alle persone, ai beni. Si finisce così per perdere lo &#8220;smalto&#8221; di uomini di Dio, e si diventa impiegati, burocrati del sacro.<br />
Accanto alla partecipazione alla proposte diocesane di formazione permanente per il clero, specie per i più giovani, occorre una cura costante della propria vita sacramentale, specie con la per-sonale celebrazione della Penitenza.<br />
Dobbiamo poi permettere alla Parola di Dio di scendere fino alle profondità del cuore, lad-dove si giocano le decisioni della vita piccole e grandi, per buttarci dalla parte di Dio, avendo slan-cio, passione per il vangelo. La Parola accolta ci permette di dare una sterzata ai compromessi di una vita spesa in un modo che si misura su noi stessi e non sul dono di Cristo, che per noi pensa in grande, chiamandoci alla santità.<br />
Anche la fraternità sacerdotale, e la stessa vita in comune tra i presbiteri, è di grande aiuto, quando ci si incoraggia a vicenda nella verità e si ha anche il coraggio di correggersi, anzi non ci si dà pace finché il fratello non ritorna sulla retta via.<br />
Volgiamoci così infine alla Vergine Maria: «Beata colei che ha creduto» (Lc 1,44). Ci affi-diamo alla sua intercessione, insieme a quella dei nostri santi Patroni, per essere sempre più docili e disponibili alla volontà di Dio. Amen.</p>
<p><em><strong>Luigi, Vescovo</strong></em></p>
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		<title>Solennità dei Ss. Pietro e Paolo</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 14:10:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[APPUNTAMENTI 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi alle 19.30 la S. Messa solenne presieduta dal vescovo mons. Luigi Cantafora in onore dei Ss. Pietro e Paolo. A seguire la processione per le vie della città
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi alle 19.30 la S. Messa solenne presieduta dal vescovo mons. Luigi Cantafora in onore dei Ss. Pietro e Paolo. A seguire la processione per le vie della città</p>
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		<title>Omelia - Solennità del SS. Corpo e Sangue di Cristo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 10:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Omelie del Vescovo 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[1.	«Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure». 	Carissimi presbiteri, diletti fedeli, il Vangelo odierno si apre con questa immagine suggestiva. Gesù parla, insegna, ammaestra le folle. La sua Parola attrae, conquista. Tutti avvertono che è una parola vera, che infonde speranza, rialza chi è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>1.	«Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure». 	Carissimi presbiteri, diletti fedeli, il Vangelo odierno si apre con questa immagine suggestiva. Gesù parla, insegna, ammaestra le folle. La sua Parola attrae, conquista. Tutti avvertono che è una parola vera, che infonde speranza, rialza chi è caduto e nutre l&#8217;affamato.<br />
Egli parla del Regno di Dio, punta in alto, eleva i suoi ascoltatori ben oltre le preoccupazioni quotidiane e gli affanni della vita, per far cogliere l&#8217;amore di Dio. Gesù non vuole certamente farci evadere dal quotidiano, ma insegnarci a viverlo in profondità e verità.<span id="more-677"></span></p>
<p>2.	La giornata volge al termine e gli apostoli suggeriscono a Gesù di congedare la folla, perché vada a trovare cibo e alloggio. «Voi stessi date loro da mangiare», replica Gesù. Ciò esprime la nuova logica, quella eucaristica, che egli porta nel mondo. Secondo i discepoli, ognuno avrebbe do-vuto andare a comprarsi da mangiare. Gesù invece, con le parole e il gesto della moltiplicazione dei pani, rivela lo spirito che animava tutta la sua vita: il dono gratuito di sé, per amore. Questa è la via che egli ha percorso, annunciando la Buona Novella e manifestando il suo amore verso tutti, malati, poveri, peccatori. Si è fatto servo, fino alla morte, e alla morte di croce (Fil 2,8), rendendosi vicino ad ogni uomo, anche al più miserabile, anche a chi giace nelle profondità del male. Nessuno deve ritenersi escluso da questo amore.<br />
L&#8217;Eucaristia non solo ci insegna la via del dono di sé, ma nella celebrazione è Cristo stesso che si dona a noi, per trasformare e plasmare la nostra vita, rinnovandola nell&#8217;amore. Nell&#8217;Eucaristia l&#8217;amore di Dio «viene a noi corporalmente per continuare il suo operare attraverso di noi» (Deus caritas est, 14).<br />
Comprendiamo così l&#8217;antica tradizione di portare per le vie della città il sacramento dell&#8217;amore. Lo facciamo per ricollocare nella storia il sacramento di un Dio profondamente innamo-rato dell&#8217;uomo, al punto da consumarsi d&#8217;amore per lui. Il Signore vuole entrare nel cuore dell&#8217;uomo tanto che, una volta accolto e ricevuto, i cristiani diventano &#8220;teofori&#8221;, &#8220;cristofori&#8221;, cioè portatori di Dio, di Cristo nel mondo. Oggi, questo gesto è visibile in modo solenne, ma non dovrebbe essere di meno ogni giorno. Se ci nutriamo del Corpo di Cristo, non possiamo condurre una vita spenta, fiacca, abitudinaria, senza slancio.<br />
Il Santo Padre ha parlato di «coerenza eucaristica» (Sacramentum caritatis, n° 83), per dirci che l&#8217;Eucaristia ci impegna a testimoniare pubblicamente la fede. Noi non riceviamo l&#8217;Eucaristia come qualcosa di statico, passivamente: non è un bel rito che celebriamo per sentirci un po&#8217; meglio con la coscienza. No, l&#8217;Eucaristia immette in noi il dinamismo di Cristo. Anzi, è Cristo stesso che si dona a noi, non per farci rinchiudere in un vago intimismo, ma per spingerci a vivere relazioni nuove, fraterne, gratuite, caratterizzate perfino da ciò che è umanamente impensabile: l&#8217;amore per il nemico.<br />
Il dono eucaristico diventa compito per tutti i battezzati e impegna in particolare coloro che, per le responsabilità pubbliche che ricoprono, sono chiamati a prendere posizione fattivamente di fronte al bene comune, senza cercare corsie particolari che mirano al proprio interesse individuali-stico. L&#8217;Eucaristia inoltre impegna a promuovere la sacralità della vita umana dal concepimento alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la libertà di educazione dei fi-gli.</p>
<p>3.	«Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me&#8230; Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». In memoria di me: l&#8217;Eucaristia non è un semplice ricordo, ma è memoriale. L&#8217;evento salvifico della morte e resurrezione di Gesù si rende presente oggi per noi. Noi sacerdoti siamo ministri di questo dono. Senza i sacerdoti non avremmo l&#8217;Eucaristia. Il Signore Gesù, nella sua immensa bontà, ha vo-luto che tramite questi strumenti umani, pur deboli, la sua presenza sacramentale fosse assicurata nel mondo.<br />
La concelebrazione odierna con il clero diocesano mi spinge a ricordare che «nell&#8217;Eucaristia sta il segreto della santificazione dei sacerdoti» (BENEDETTO XVI, Angelus, 18.9.2005). L&#8217;Eucaristia è sorgente e culmine dell&#8217;esistenza sacerdotale, che andrebbe incontro allo scadimento con celebrazioni frettolose, poco curate e a cui non ci si è preparati. Invece, «il presbitero deve essere prima di tutto adoratore e contemplativo dell&#8217;Eucaristia, a partire dal momento stesso in cui la ce-lebra» (Ibidem).<br />
La nostra non è una missione semplicemente orizzontale. Sovente dimentichiamo che siamo alter Christus nel mondo. È necessario, invece, che appaia la sacralità della nostra missione nelle relazioni con i fedeli. Oserei dire, perfino nel modo di vestirsi. Siamo mandati ad evangelizzare e, cito ancora il Santo Padre, «la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l&#8217;accesso a Dio» (Lettera, 10 marzo 2009).<br />
Per questo, recuperiamo la centralità dei sacramenti e dell&#8217;Eucaristia: non ridotta a rito o svalutata attraverso un&#8217;inutile moltiplicazione delle celebrazioni: meno messe e più Messa!<br />
Durante l&#8217;anno, la memoria liturgica di numerosi santi ministri dell&#8217;altare ci spinga ad acco-gliere il loro esempio. L&#8217;Eucaristia è stato il centro della loro vita, dove hanno attinto luce e forza, per il dono generoso di sé. E hanno così a loro volta irradiato la luce di Cristo nel mondo.</p>
<p>4.	Preghiamo dunque oggi anche per i sacerdoti. Stiamo per concludere l&#8217;Anno sacerdotale che è stato un anno pieno di tribolazioni e di dolore per il Santo Padre. L&#8217;urgenza della purificazione ci aiuti ad essere più veri, più autentici, più consapevoli della nostra dignità, a non vacillare nella fede. E voi tutti, carissimi fedeli, sostenete i sacerdoti con la preghiera e con una presenza matura, corag-giosamente veritiera.<br />
Preghiamo anche per le vocazioni, perché il Signore mandi operai santi nella sua messe. 	Preghiamo per le famiglie, perché possano essere di nuovo il luogo privilegiato della tra-smissione della fede e dell&#8217;amore per l&#8217;Eucaristia. Preghiamo per gli ammalati e per tutti i sofferenti, perché trovino nel Corpo di Cristo il nutrimento, la forza per affrontare la prova. Eleviamo suppliche al Signore anche per coloro che ci governano: assicurino al popolo e alla Chiesa giorni sereni, perché regnino pace e concordia.<br />
L&#8217;Eucaristia spinge il cristiano ad essere &#8220;pane spezzato&#8221; per gli altri, a impegnarsi per un mondo più giusto e fraterno. La &#8220;Divina Liturgia&#8221; che viene celebrata nella Chiese orientali porta il nome di san Giovanni Cristostomo e anche il suo motto: «Basta un uomo pieno di zelo per trasfor-mare un popolo». Ricevere l&#8217;Eucaristia significa adorare colui che riceviamo. Lo adoriamo non solo in ginocchio, ma con una vita cristiana degna, operosa nel bene. Che il Signore guarisca col suo corpo offerto per noi ogni lacerazione, ogni ferita dell&#8217;umanità e della Chiesa.<br />
Chiediamo infine l&#8217;intercessione di Maria «nella quale il Mistero eucaristico appare, più che in ogni altro, come mistero di luce. Guardando a lei conosciamo la forza trasformante che l&#8217;Eucaristia possiede» (Ecclesia de Eucharistia, n° 62». Maria, Vergine di Visora, prega per noi. Amen.</p>
<p><strong>Luigi, Vescovo</strong></p>
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